Pd apre al Conte-bis ma fuori Di Maio. E chiede due ministeri di peso (Economia e Giustizia)

di Daniela Lauria
Pubblicato il 26 Agosto 2019 8:54 | Ultimo aggiornamento: 26 Agosto 2019 8:55
Pd apre al Conte-bis ma fuori Di Maio. E chiede due ministeri di peso (Economia e Giustizia)

Nella foto Ansa, il segretario Pd Nicola Zingaretti e il leader M5s Luigi Di Maio

ROMA – Dentro Conte, fuori Di Maio. Nel totoscommesse sul nome da assegnare alla guida di un eventuale governo giallo-rosso, quello del premier dimissionario è l’unico ad essere stato messo ufficialmente sul piatto della trattativa. Ipotesi che verrebbe ricompensata dando al Pd i ministeri chiave, in primis Economia e Giustizia.

In conferenza stampa il segretario Pd ha risposto picche (“Non sarà un rimpastone”). Ma, come riportano i retroscena dei principali quotidiani nazionali, chiuso al Nazareno coi suoi più stretti collaboratori non esclude l’ipotesi che riconsegnerebbe di fatto il suo partito a Matteo Renzi. Ed è proprio l’appello lanciato ai 5 Stelle a concentrarsi sui contenuti che suona come una richiesta di prendere fiato in attesa di mandare giù l’amaro boccone.

Così dopo giorni di avvicinamenti, allontanamenti e candidati spuntati da canali carsici, Conte resta in pole. Anche se dal Nazareno manca ancora il via libera. Nelle ultime ore, l’unica alternativa puntellata da qualche riscontro sembrava essere quella del presidente della Camera, Roberto Fico, che sarebbe andato bene al Pd. Ma appena l’indiscrezione ha cominciato a circolare, Fico ha fatto sapere che resterà a Montecitorio.

C’è poi il totoministri, che spesso imbocca strade più avventurose del totopremier. Per il Pd sono stati fatti diversi nomi. Con un Conte bis otterrebbe i due ministeri economici (Economia e Sviluppo economico, che il segretario sogna di assegnare ai fedelissimi Antonio Misiani e Paola de Micheli), la Giustizia (Andrea Orlando), oltre alle Politiche giovanili (il presidente dell’Agesci Francesco Scoppola). Più la garanzia che il Viminale rimarrà fuori dall’orbita dei Cinque Stelle: Franco Gabrielli oppure, in subordine, il renziano Emanuele Fiano.

In cambio il segretario del Pd è pronto a non mettere veti sulla riconferma di Elisabetta Trenta (Difesa), Sergio Costa (Ambiente), forse addirittura Giulia Grillo (Salute).  

Altri nomi spuntati in questi giorni di discussioni e chiacchiere sono quelli di possibili premier terzi, fuori dai giochi della politica di oggi. Uno è l’ex presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, un altro è Enrico Giovannini, ministro del Lavoro nel governo guidato da Enrico Letta e attuale portavoce dell’Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile). E poi la vicepresidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, la diplomatica Elisabetta Belloni e Sabino Cassese, ex ministro e giudice della Consulta.

Col passare dei giorni però quasi tutte le candidature terze sono andate un po’ sfocando. Quella della Cartabia si è spenta proprio. E’ stata lei stessa a porre fine alle voci, spiegando che intende restare alla Consulta. Nomi che appaiono, scompaiono, riappaiono. Mentre quello di Conte resta sempre lì.