Governo Pd-M5s, totoministri: Orlando vicepremier, Di Maio Viminale, Zingaretti fuori

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Agosto 2019 12:20 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2019 12:21
Zingaretti e Di Maio

Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio (Foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Conte premier bis, Andrea Orlando (o Dario Franceschini) vicepremier unico del Pd, al ministero degli Interni Luigi Di Maio (che però vorrebbe anche restare vicepremier): questa la triade ai vertici del possibile governo M5s-Pd. 

I nomi sono usciti dopo l’incontro di quattro ore di lunedì sera, 26 agosto. Ma non hanno ancora i crismi dell’ufficialità, che del resto potranno avere solo dopo l’incontro dei leader giallo-rossi con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 

I dubbi sono tanti. A partire dal nome del capo politico pentastellato: vorrebbe restare anche vice, ma il Pd punta ad un solo vice suo, visto che ha ceduto su Conte. E i dubbi riguardano anche la poltrona del Viminale, che scotta, anche perché se Di Maio vi andasse indubbiamente finirebbe per essere il principale bersaglio mediatico di Salvini che, più che mai nel caso fosse fuori davvero dai giochi, potrà permettersi di dire e promettere qualunque cosa. E se il Viminale non sarà di Di Maio, ipotizza il Corriere della Sera, potrebbe essere del già ministro Pd Marco Minniti o del capo della polizia Franco Gabrielli.

All’Economia potrebbero andare Antonio Misiani (Pd) o Pier Carlo Padoan (Pd), dal momento che è caduto il veto sugli ex, ma circola anche l’ipotesi di una riconferma di Giovanni Tria. 

Alla Difesa si va verso una conferma di Elisabetta Trenta, anche se vi punterebbe pure Emanuele Fiano (Pd). Agli Esteri potrebbe andare Paolo Gentiloni o restare Enzo Moavero Milanesi, alle Politiche comunitarie potrebbe finire Roberto Gualtieri o Enzo Amendola. Per la Giustizia sono in ballo i nomi di Alfonso Bonafede e Andrea Orlando, ma c’è anche un’ipotesi Pietro Grasso di Leu).

Al Sviluppo economico potrebbe andare la vice di Zingaretti Paola De Micheli, mentre la corrente renziana potrebbe avere le proprie poltrone con Teresa Bellanova al Lavoro, Ettore Rosato alla Difesa, Roberto Cingolani all’Istruzione. Il segretario resterebbe fuori perché altrimenti dovrebbe rinunciare alla presidenza della Regione Lazio. 

M5s potrebbe avere il ministero dei Rapporti con il Parlamento con delega alle Riforme per Riccardo Fracaro, Giulia Grillo potrebbe restare alla Salute e Sergio Costa all’Ambiente. Per le Infrastrutture si fa il nome di Graziano Delrio (Pd) o Stefano Patuanelli (M5s). Vincenzo Spadafora potrebbe essere confermato sottosegretario alle Pari opportunità.

E poi c’è il nodo Matteo Renzi: il suo nome sarebbe stato fatto per il posto di commissario europeo. Ma lui pare non volerne sapere: “Assolutamente no, piuttosto mi iscrivo a Liberi e uguali”, avrebbe detto, passando la palla a Gentiloni. 

Fonti: Ansa, Corriere della Sera