Governo-Regioni verso intesa. Venerdì decreto per salvarle

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2015 20:43 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2015 20:46
Governo-Regioni verso intesa. Venerdì decreto per salvarle

Sergio Chiamparino, Matteo Renzi (Foto Ansa)

ROMA – Decreto Salva-Regioni venerdì in Consiglio dei ministri. Lo ha confermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio de Vincenti al termine dell’incontro tra Governo e Regioni sulla Legge di Stabilità, convocato d’urgenza dopo l’attacco del presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio ChiamparinoAl centro del confronto i tagli previsti dalla manovra e in particolare la sforbiciata alla sanità. Al tavolo erano presenti oltre al premier Matteo Renzi e ai delegati regionali anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il ministro per la Pubblica amministrazione Marianna Madia.

Tra Governo e Regioni sembra dunque essere tornato il sereno. Lo stesso Chiamparino si è detto soddisfatto a fine riunione.”La valutazione di questo incontro è positiva – ha detto – per la tempestività e perché è stata stabilita un’intesa di percorso e di merito che ci può portare a condividere la legge di stabilità”. Restano però, ci ha tenuto a precisare, due “problemi”: i 4,2 miliardi di tagli che derivano dal pregresso, di cui “due miliardi incidono per il minor aumento del fondo sanitario, il resto insiste sugli altri comparti”, mentre “il secondo tema è la sanità: c’è un aumento di un miliardo. I conti dicono che il costo complessivo da coprire è di 2 miliardi tra contratti, farmaci innovativi, Lea (livelli essenziali di assistenza)”. E ha aggiunto: “Non ho cambiato idea, sono aperto a qualsiasi ipotesi di riformismo regionale, direi, se fossi una donna, ‘se non ora quando’ per cogliere l’occasione per progetti che però devono essere organici”.

Chiamparino non esclude che possa esserci un aumento dei fondi stanziati in corso d’opera. “Abbiamo definito una dead-line per capire le possibili novità alla luce di un lavoro che sarà fondamentale, visto che tra l’altro si occuperà anche di centralizzazione degli acquisti” continua il presidente “soprattutto per capire le ricadute finanziarie di questo lavoro e quindi capire se il miliardo mancante può essere implementato nel 2016 o se si possono fare interventi sulla pluriennalità”.

“Abbiamo due strade- aveva premesso Renzi alle Regioni – o scegliamo il muro contro muro e la demagogia o giochiamo la carta della serietà e noi ci siamo”. E poi ha specificato: “Bisogna essere chiari: non c’è taglio alla sanità. Ci sono meno soldi di quanto le Regioni chiedono ma i fondi comunque aumentano e si passa a 111 miliardi. Se vogliamo – ha detto il premier – possiamo lavorare insieme per governare i processi complicati della sanità”.

In conferenza stampa il sottosegretario De Vincenti ha poi precisato che nella legge di Stabilità ci sono ”risorse a disposizione delle Regioni che vanno gestite bene per fare bene i servizi con i cittadini, a cominciare dal settore sanitario”. Ed è entrato nel dettaglio delle risorse:  “Con il governo in carica il fondo sanitario nazionale è cresciuto anno dopo anno. Era 109 miliardi nel 2014, 110 nel 1005 e sarà 111 nel 2016. Questo è un primo passaggio che riteniamo molto importante anche se possiamo capire che le Regioni avrebbero preferito un aumento maggiore”.

De Vincenti ha sottolineato che nella manovra sono contenute anche “alcune norme che riteniamo molto importanti e che sono state elaborate anche nel confronto con le Regioni. Danno strumenti per governare meglio con più forza ed efficacia il sistema sanitario. Contemporaneamente in linea con gli impegni che il governo aveva preso in un incontro con le regioni prima del varo della legge di stabilità – ha aggiunto – abbiamo stanziato 1,3 miliardi per sostenere le Regioni nel fronteggiare un taglio consolidato sulle funzioni non sanitarie stabilito in manovre che arrivano negli anni passati”. Il Cdm di venerdì varerà dunque un “decreto che risolverà un problema di natura contabile”.

Resta invece insoddisfatto il governatore della Lombardia Roberto Maroni: “Aria fritta, le solite promesse ripetute. Abbiamo chiesto di aumentare il fondo che è stato ridotto, ci hanno detto di no. Abbiamo chiesto di attuare i costi standard, ci hanno detto che si farà un tavolo che forse nel 2016 porterà a qualche risultato. Quindi per parte mia per parte nostra assoluta insoddisfazione”.

Critiche anche da Giovanni Toti e Luca Zaia che rispondono alla battuta fatta da Renzi, lunedì scorso: “Con le Regioni ci divertiamo”. “Grandi risate non ce ne siamo fatte”, dice Toti. “Non ci siamo assolutamente divertiti anche perché parliamo della salute dei cittadini”, afferma Zaia.