Governo tra Ue e venti di crisi. Tria sulla lettera a Bruxelles: “Adesso il negoziato è più duro”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 giugno 2019 8:18 | Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2019 8:18
Governo tra Ue e venti di crisi. Tria sulla lettera a Bruxelles: "Adesso il negoziato è più duro"

Governo tra Ue e venti di crisi. Tria sulla lettera a Bruxelles: “Adesso il negoziato è più duro”

ROMA – I venti di crisi e l’ombra di una risposta senza sconti che l’Unione europea darà all’Italia: è in questa strettoia che il governo giallo-verde si avvicina alla sua settimana più difficile. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, non ha preso bene la fuga di notizie sulla lettera a Bruxelles: “Quel testo non era definitivo, era una bozza incompleta con varie opzioni aperte. Non era pensata per la pubblicazione, non sarebbe dovuta uscire. Il viceministro Castelli non doveva averlo”, ha detto in una intervista al Corriere della Sera. Tanto che venerdì ha depositato una denuncia alla Procura della Repubblica e avviato un’indagine interna al ministero. “Questo episodio danneggia il nostro negoziato”, chiosa Tria. 

E nel giorno del ricevimento al Quirinale per la Festa della Repubblica il riverbero dello scontro di venerdì sulla lettera da inviare a Bruxelles era ancora evidente. I rapporti tra M5S e Lega restano gelidi mentre il premier Giuseppe Conte è già al lavoro al suo discorso, forse, più importante: quello che lunedì, in una conferenza stampa, farà agli italiani. Il premier intende parlare agli italiani con sincerità. Ma il suo sarà un discorso rivolto anche, e forse soprattutto, alle forze della maggioranza. E se non sarà un “aut-aut” sarà, perlomeno, un ultimo richiamo alle condizioni senza le quali, secondo il presidente del Consiglio, il governo non può andare avanti.

Per il premier, insomma, è il momento della chiarezza. E lunedì intende elencare con nettezza i presupposti perché l’era giallo-verde continui. Presupposti basati sulle cose da fare, sugli interventi da mettere in campo per dare sprint ad una crescita finora impercettibile e, allo stesso tempo, rispondere con i fatti ad un’Europa che potrebbe arrivare a chiedere l’apertura della procedura d’infrazione.

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Il verdetto di Bruxelles arriverà mercoledì e, a quel punto, l’Italia avrà un mese per evitare una manovra bis. Per mercoledì, invece, molto probabilmente Luigi Di Maio e Matteo Salvini non avranno ancora organizzato l’atteso vertice con Conte. Dalla riunione – o anche solo dalla sua convocazione – dipende molto del futuro del governo. Complice la campagna per i ballottaggi e il tour elettorale di Salvini – con il premier tra l’altro il 5 e 6 giugno ad Hanoi – è plausibile che il vertice a tre possa tenersi giovedì notte o venerdì mattina quando poi potrebbe riunirsi anche il Consiglio dei ministri. Ma tutto, in queste ore, sembra appeso a un filo.

Nel Movimento 5 Stelle negano che sarà Di Maio a rompere. Ma l’impressione è che lo scontro di venerdì sulla lettera abbia insinuato, anche nel M5S, più di un dubbio sulla convenienza di continuare l’alleanza con la Lega. “Se comando io? Io chiedo solo il rispetto del contratto”, sottolinea Salvini ricordando le priorità della Lega: flat tax, autonomia, Tav, decreto sicurezza.

Al Quirinale, i tre protagonisti cercano però di smorzare i toni. Ad un certo punto Salvini e Conte si abbracciano calorosamente con il ministro dell’Interno che scandisce: “ci vogliamo bene, benissimo!”. Più freddi i rapporti tra i due vicepremier. Dopo essersi ignorati Salvini si avvicina per salutare Di Maio. I due si stringono la mano poi si fanno fare anche una foto insieme da Enrico Mentana. “Ci vediamo lunedì o martedì?”, chiede il leader M5S. “Ci vediamo, ci sentiamo…”, replica Salvini.

Di certo, premier e vicepremier tornano a vedersi sul Colle più alto nel giorno in cui il presidente Sergio Mattarella, la cui attenzione alla tenuta dei conti è altissima, si muove con un monito netto sottolineando l’importanza del dialogo e del rispetto reciproco e invitando, neanche troppo implicitamente, i due alleati ad una maggiore sinergia. Sinergia che, al momento, sembra lontanissima tra Lega e Ue.

“Vedremo chi avrà la testa più dura”, promette Salvini promettendo di usare il suo 34% non per una poltrona, ma per dire all’Europa di “lasciarci lavorare. Meno tasse e più lavoro”. Meno battagliero Di Maio che, in un post sul blog, plaude all’ultima versione della lettera Ue chiedendo, maliziosamente, chi avesse concordato la prima bozza. “Non la spesa sociale, l’unica cosa da tagliare sono le tasse ai cittadini. Un altro governo Monti anche no”, sottolinea il leader del M5S. (Fonte: Ansa)