Grandi Opere, 6 dossier per Renzi. Partito cemento bancomat dei politici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Marzo 2015 10:12 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2015 10:12
Grandi Opere, 6 dossier per Renzi. Partito cemento bancomat dei politici

Grandi Opere, 6 dossier per Renzi. Partito cemento bancomat dei politici

ROMA – Grandi Opere, 6 dossier per Renzi. All’ombra del partito del cemento. Dopo le dimissioni del ministro Lupi, l’agenda dei Lavori Pubblici è in mano ad interim del Presidente del Consiglio Renzi: breve interregno ma non “brevissimo” (per ammissione di Renzi) il nuovo ministro, chiunque sia, ha davanti 3 anni di impegni già segnati, di qui alla fine della legislatura.

Beniamino Pagliaro su La Stampa ha stilato l’elenco dei 6 dossier sul tavolo del ministro , sul tavolo del ministro: liberalizzazioni, potatura dei tanti doppioni nei trasporti, ma anche grandi opere, che saranno poche ma qualificanti.

 

1) L’eterna riforma dei porti. E’ dal ’94 che si cerca di aderire alle richieste degli operatori della logistica italiana: più mercato, più liberalizzazioni, tempi certi e standardizzati per lo sbarco dei container per competere con i porti del Nord Europa. Si parte dalla volontà di ridurre le 26 autorità portuali da 24 a 16.

2) Aeroporti. C’è la vertenza Meridiana sul tavolo del premier. Decisivo chiudere gli scali aeroportuali fantasma e risolvere il dilemma milanese tra Linate e Malpensa.

3) Uber e taxi, affrontare il problema opportunità dell’E.commerce (vale 13 miliardi e può crescere del doppio) in un paese che dove i “locker”, i punti di ritiro delle merce acquistata online sono sconosciuti alla legge italiana.

4) Obbligo di gara per autobus e treni. Non c’è riuscito Lupi, ci riproverà il successore: 1100 imprese, 150mila addetti, 5 miliardi di trasferimenti statali, eppure nelle poche nuove gare svolte nell’80% dei casi ha rivinto la stessa impresa di prima o una società di in-house. Spazio per la concorrenza va fatto, liberalizzando.

5) Tav anche a nord-est e fino a Bari. Lo scambio ottenuto da Lupi, la proroga delle concessioni autostradali a Gavio, Autostrade Venete e Autostrada Brennero in cambio di investimenti sull’alta velocità deve essere verificato. In ogni caso sule Grandi Opere forte è la distanza tra i velocizzatori al Governo e i frenatori all’Anti-Corruzione spaventati dalla corruzione sistemica. Bisogna decidere la separazione della rete Trenitalia dai treni e un eventuale quotazione in Borsa.

6) Entro il 2016 va modificato il Codice degli Appalti.

Lavori necessari quindi quanto suscettibili di essere influenzati da interessi sospetti: chi giudicasse perverso l’intreccio politica, burocrazia e partito trasversale del mattone, nell’inchiesta di Firenze troverebbe più di una conferma ai suoi sospetti.

Sul Fatto Quotidiano Giorgio Meletti e Carlo Tecce (“Grandi Opere, il bancomat dei partiti”) ci ricordano, scorrendo l’elenco dei finanziamenti pubblici ai partiti, cifra per cifra, sigla per sigla, quanto hanno incassato i politici dai “ras del cemento”: Caltagirone, coop rosse, Gavio…

Scorrendo velocemente nomi e cifre si scopre che assommano a decine di milioni di euro i piccoli oboli distribuiti dagli imprenditori del cemento a quasi tutti i partiti. Il sospetto è che il grosso segua altre vie non tracciabili. È invece sicuro che imprese di quasi tutti gli altri settori si guardano bene dal buttare soldi nella politica.

E viene da chiedersi, anche se la domanda è ovvia e la risposta scontata, perché le aziende meccaniche, o quelle che esportano, o quelle che stanno comunque su un mercato vero, non sentano il bisogno di appoggiare questo o quell’ideale, questa o quella visione del futuro del Paese […]

La società Autostrade, forse perché grata alla politica per una privatizzazione che ha consegnato a prezzo di saldo la ricca concessionaria al controllo della famiglia Benetton, nel 2006 ha festeggiato le elezioni politiche (vinte da Romano Prodi al fotofinish su Silvio Berlusconi) finanziando con 150 mila euro ciascuno […]

Emblematico il caso della Todini Costruzioni. La numero uno, Luisa Todini, è stata europarlamentare di Forza Italia. Eppure ciò non è bastato a consolidarla in convinzioni ferree. Negli anni 90 ha registrato più finanziamenti ai Ds che a Forza Italia, nel terzo millennio è stata generosa con tutti: Forza Italia, An, e i Ds, fino ai 15 mila euro regalati direttamente a D’Alema nel 2004. Era ancora in Cda Rai la Todini, prima di traslare a Poste per la presidenza, quando nel 2013 la società di casa ha donato 60.000 euro a Forza Italia […]

La Astaldi, altra società romana, protagonista tra l’altro del disastroso cantiere della Metro C della Capitale insieme alla Vianini di Caltagirone, paga preferibilmente a destra, soprattutto dopo il 2001, quando con Pietro Lunardi alle Infrastrutture e la grande abbuffata della Legge Obiettivo, il partito di B. si è candidato a essere il vero punto di riferimento del cemento a go-go […]

Un rolex d’oro e un incarico per il figlio Luca, e non solo. Maurizio Lupi ha dimenticato di rendicontare ai suoi elettori un parsimonioso contributo dell’amico Stefano Perotti, registrato nel luglio 2013 e percepito a ridosso della campagna elettorale che ha proiettato il ciel-lino al ministero per le Infrastrutture. Il ricco Perotti ha donato 10.000 euro a Lupi sotto le insegne di Ingegneria spm, più o meno la cifra spesa per omaggiare il laureato Luca con un orologio di lusso. L’azienda di Perotti, in questi anni di incontrastate conquiste (direzione di lavori da 25 miliardi di euro), non s’è svenata con le donazioni ai partiti. È capitato una volta e pure per spicci; l’importante, in onore di un’antica amicizia, che quella volta il destinatario sia Lupi. (Giorgio Meletti e Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano)