Grasso deve 83.250 euro al Pd. Moroso con le quote

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 dicembre 2017 9:53 | Ultimo aggiornamento: 4 dicembre 2017 9:53
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Pietro Grasso presenta Liberi e Uguali (foto Ansa)

ROMA – Grasso presidente del Senato e ora leader e guida di Liberi e Uguali (fusione elettorale di Mdp, Sinistra Italiana, Possibile) era anche fino a qualche settimana fa nel gruppo parlamentare del Pd. Gruppo parlamentare dal quale si dimise con clamore accusando il Pd renziano di aver tradito se stesso, i suoi valori, la sua natura. In quel gruppo parlamentare Pietro Grasso c’è stato per anni, dal 2.013, da quelle elezioni e dalla successiva nomina a presidente del Senato con i voti determinanti del Pd.

Come ogni altro parlamentare del Pd Grasso si era impegnato a versare al partito una quota mensile della sua retribuzione di parlamentare appunto. Una antica tradizione che risale al Pci. Tradizione recentemente indebolita e pratica affievolita, ma l’impegno vige ancora in questa legislatura. Di più, il contributo dei parlamentari stavolta è esplicitamente destinato, tra l’altro, ad alimentare un fondo a sostegno dei dipendenti Pd in cassa integrazione.

Ai tempi del Pci non si faceva fatica a raccogliere le quote dei parlamentari. Oggi si fatica alquanto tra ritardatari a vario titolo. In più la recente complicazione. E che complicazione: la scissione. Parlamentari eletti con il Pd se ne sono andati a formare Mdp. Se ne sono andati e per di più sbattendo la porta. Se ne sono andati dicendo che aiutare politicamente il Pd è il peccato più grave.

Burocratica ma anche comportamentale complicazione: alcuni avevano delle quote arretrate da pagare al Pd. Con molta signorilità e precisione Bersani, Epifani, Rossi governatore della Toscana hanno regolato fino all’ultimo euro. Non così ha fatto Pietro Grasso.

Ed è quindi accaduto (riporta Claudio Bozza sul Corriere della Sera) che Francesco Bonifazi tesoriere del Pd abbia inviato una lettera che comincia con il “Caro presidente” e contiene la richiesta di saldare 83.250 euro entro il 15 dicembre.

La vicenda, se il Corriere della Sera riporta informazioni tutte corrette, da finanziariamente imbarazzante rischia diventarlo un po’ imbarazzante anche dal punto di vista politico. O meglio della politica dell’immagine. Grasso ha appena lanciato la nuova formazione elettorale in missione anti Pd. Meglio la figura del condottiero integerrimo che paga le quote arretrate al nemico o meglio la figura del condottiero che al nemico non fornisce nessun “aiutino”, anche se dovuto?