Grillo vince nell’Italia digitale: eletto dal popolo del web del Centro Nord

Pubblicato il 20 Giugno 2012 10:00 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2012 10:23

Beppe Grillo (Lapresse)

ROMA – Se Beppe Grillo vince le elezioni è colpa o merito di Internet: fra la penetrazione del digitale e l’ondata di antipolitica che attraversa il paese, ci sarebbe una stretta correlazione, come emerso dai dati forniti dalla società di analisi Between. Secondo l’inchiesta riportata dal Corriere della Sera ci sarebbe una vera e propria autostrada social su cui corre Grillo: in Italia oltre il 50% di banda larga e internet si concentra al Centro-Nord, dove i grillini hanno conquistato le percentuali più alte e ben 4 comuni. Si parte da quattro indicatori chiave e dal loro andamento negli ultimi sette anni.

Questi i dati: “Dal 2005 a oggi, in Italia, gli utenti di banda larga su telefono fisso sono passati dal 14% nel 2005 al 37% della popolazione; i possessori di smartphone da zero al 51%; gli utenti di Internet, il 30% sette anni fa, sono oggi il 55%; infine il popolo dei social network come Facebook e Twitter è passato da zero al 50%. Quest’ultimo, in particolare, ha fatto un grande balzo tra il 2008 e il 2009 (dal 10% al 34%)“.

Disaggregando i dati per regione il fenomeno si fa più interessante: il digital divide tra Centro-Nord e Sud resta vistoso, si toccano punte del 59% in Lombardia e Trentino Alto Adige, mentre nel Mezzogiorno si arriva al massimo al 45% di utenti con record negativi in Puglia e Basilicata. Basta sovrapporre la mappa tecnologica con quella del Movimento 5 Stelle e voilà si scopre che il grillismo si è propagato soprattutto nell’Italia digitale. Scrive il Corriere:

La nuova formazione ha ricevuto l’impulso più forte nelle regioni del Nord, dove la crescita del web sociale è stata più impetuosa. A parte Genova, città natale dell’ex comico e del suo movimento (13,86%), ricordiamo La Spezia (10,7%), Belluno (10,38%), Pistoia (10,2%), Piacenza (9,82%), la roccaforte leghista di Verona (9,35%), Bologna (9,5%), Ravenna (9,83%), Rimini (11,32%), per non dire di Parma, dove il movimento ha espresso un sindaco, e di Emilia-Romagna e Piemonte, dove ha esponenti in Consiglio regionale”.

Anche i tempi coincidono: a partire dal big bang dei social network avvenuto tra il 2008 e il 2009 anche i grillini sono scesi in campo presentandosi per la prima volta alle elezioni con diverse liste civiche a 5 stelle.

Peppino Ortoleva, storico dei media all’Università di Torino, raggiunto dal Corriere, spiega: “La base più rilevante del movimento di Grillo è la generazione esclusa dal lavoro, fra i trenta e i quarant’anni. Abituata a stare in Rete, si sente al tempo stesso protagonista e tagliata fuori. Se mi baso sulla mia esperienza di docente, aggiungo che i più tentati dal grillismo sono i giovani di livello culturale medio-basso, con un modesto livello di diffidenza verso la demagogia e verso l’assenza di proposte concrete“.

Di diverso avviso è invece Renato Mannheimer. Spiega il sondaggista: “In realtà mi sarei aspettato un divario digitale Nord-Sud ben più profondo. Il voto a Grillo, secondo me, è più accentuato al Nord indipendentemente dalle differenze di penetrazione del web. L’informatica è un mezzo cruciale, ma un peso più importante hanno i fattori culturali, a cominciare dall’insoddisfazione per i partiti tradizionali e la loro immoralità. Grillo così raccoglie un elettorato molto eterogeneo: giovane, ma non solo; leghista, di sinistra e anche conservatore“.