Grillo/ Una tessera Pd dal circolo irpino Martin Luther King (Paternopoli). Parla il coordinatore Andrea Forgione: “Solo Riina non farei iscrivere”

di Viola Giannoli
Pubblicato il 17 Luglio 2009 16:33 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2009 20:41

MI270409SPE_0004«Non è stata una provocazione come vanno dicendo le agenzie di stampa, ma a quelli chi glielo ha detto? E’ stata una questione e scelta di sostanza, sostanza politica». Andrea Forgione, infermiere di professione e coordinatore del circolo Pd “Martin Luther King” di Paternopoli, in provincia di Avellino, spiega a Blitz quotidiano perché apre la sua porticina di ingresso al Pd a Beppe Grillo dopo che il partito gli aveva sbarrato porte e portoni. «Io la penso come lui. Siamo guidati da una gerontocrazia, da gente che non sa cosa significa il lavoro, il sudore, la fatica. E se uno mi dice che D’Alema quando torna a casa e si toglie i baffi assomiglia a Berlusconi, io dico di più: anche Bersani, se si rimette i capelli, assomiglia al premier».

Eppure Forgione è stato tra i «fondatori del partito democratico nell’alta Irpinia», ha seguito Walter Veltroni nella sua idea politica e ora deve solo decidere se votare la mozione di Franceschini o quella di Marino, «che è un laico». Ma giura: «Non sono un grillino, non lo sono mai stato. Se il comico si candidasse alla segreteria del partito neanche lo voterei». E allora perché tanta fretta nel tesserarlo? Pubblicità? «Macché. È solo che qui è in discussione l’idea stessa del partito. Chi ha la legittimazione a decidere chi tesserare e chi no?». Appunto, chi ce l’ha? «Io ho la legittimazione che mi dà il nome del mio partito: democratico. Una comunità libera e aperta».

Di problemi di adesione ai valori del partito, Forgione non vuole neanche sentir parlare: «Il Pd non è mica il Pcus». E pazienza se Grillo da un anno a questa parte ha scientemente demolito non solo i leader («che stanno sopra e sotto ci sono i fessi», dice Forgione), ma anche l’idea stessa dell’esistenza di un partito democratico, quello il comico chiama Pd-meno-elle. Con parole a dir poco sprezzanti. Per il coordinatore irpino una tessere non si nega a nessuno. O quasi. «L’importante  – spiega – è che siano persone non condannate e senza precedenti per violenze contro le donne o i bambini. Pure Fini, per dirne uno, avrei iscritto se non avesse già la tessera di un altro partito. Solo davanti a gente come Totò Riina avrei qualche dubbio». E se poi, esclusi i boss della mafia, un Fini o un pidiellino dell’Irpinia si candidasse alla segreteria del Pd? «Io non lo voterei, ma se lo votano…».