Venexit, legge Zaia: ok bilinguismo e minoranza etnica

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 dicembre 2016 11:49 | Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2016 12:24
Zaia verso Venexit: ok bilinguismo e minoranza nazionale

Zaia verso Venexit: ok bilinguismo e minoranza nazionale

VENEZIA – Bilinguismo e minoranza etnica: è la legge approvata martedì 6 dicembre dal Consiglio Regionale del Veneto, a maggioranza Lega e centrodestra. Una legge che aprirebbe la strada al Venexit. Il contestato Ddl 116, rifacendosi al modello sudtirolese, definisce il popolo veneto una “minoranza nazionale” e consente la possibilità di poter richiedere il rilascio di un patentino di bilinguismo, con la prospettiva di introdurre l’insegnamento dell’attuale dialetto anche a scuola. Gli stessi funzionari pubblici per ottenere il posto dovranno ottenere una “patente di veneticità” e dimostrare di conoscere la “lingua veneta”, sulla quale nemmeno linguisti e storici concordano. La notizia fa il paio con la conferma di un nuovo referendum per l’autonomia speciale regionale, che si terrà la prossima primavera.

La nuova legge, che applica ai veneti la Convenzione Quadro Europea ratificata dall’Italia nel 1997, è stata approvata con 27 voti favorevoli (Lega, Lista Zaia, e tre consiglieri della lista di Flavio Tosi), mentre sono stati 16 i contrari (Pd, Cinque Stelle, Lista Moretti, e un tosiano), 5 gli astenuti (Forza Italia e Fratelli d’Italia). Il capogruppo dei cosiddetti tosiani, Stefano Casali, ha votato contro perché – ha spiegato – “i veneti non sono una minoranza nazionale”. Sul provvedimento sia la Lega Nord che il governatore Zaia avevano lasciato libertà di voto ai rispettivi rappresentanti.

La legge era stata proposta all’assemblea veneta dai consigli comunali di quattro municipalità, Resana, Grantorto, Segusino e Santa Lucia di Piave. Le norme di tutela della Convenzione quadro europea saranno applicate a chi vorrà liberamente dichiararsi parte della cosiddetta minoranza veneta. “Si tratta di un passo importante nella strada per dare maggior forza e pregnanza alla richiesta di autonomia del Veneto” ha detto il relatore di maggioranza del pdl, il leghista Riccardo Barbisan. “Noi miriamo a veder riconosciuti ai veneti – ha spiegato – gli stessi diritti assicurati agli altoatesini o ai trentini, ai quali sono garantiti dallo Stato italiano risorse e mezzi per tutelare le minoranze di cultura tedesca, ladina, cimbra o dei Mòcheni”.

Del resto il governatore Luca Zaia era già partito alla carica all’indomani del referendum costituzionale: “Il vincitore morale di domenica è il popolo veneto – aveva annunciato festante al Gazzettino – prima regione d’Italia per affluenza alle urne: una partecipazione storica. L’antipasto di quello che sarà il referendum per l’autonomia”

“Intanto diciamo che se si fosse verificato il contrario, cioè una schiacciante vittoria del Sì a favore di una riforma centralista con Regioni e istanze locali svuotate di competenze e ridotte al silenzio, il nostro referendum neanche avrebbe avuto senso. E dispiace che ieri, per le mancate risposte di palazzo Chigi, non ci sia stato l’election day. Ma andiamo avanti: ci sono procedure da completare, entro l’inizio dell’estate faremo il referendum. Se ci saranno le Politiche cercheremo l’election day”.