I pugni Pdl di viale Monza: una storia lombarda di voti, schiaffi e soldi

di Lucio Fero
Pubblicato il 17 Marzo 2010 15:48 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 18:19

Una storia lombarda, non ci sono mica solo Trani e Roma…Una storia lombarda, in parte l’abbiamo già raccontata ma vale la pena di narrarla fino in fondo, anche nel suo “secondo tempo”. Una storia di voti e schede, pugni e schiaffi e assessori e soldi.

Formigoni, Podestà e La Russa

Primo tempo: sede milanese del Pdl, viale Monza a Milano. Attori principali in campo: Ignazio La Russa, ministro della Difesa e anima di quel che era e in parte resta An in Lombardia, Guido Podestà, coordinatore del Pdl di anima Forza Italia, Doriano Riparbelli, candidato e non un candidato qualsiasi. Diciamo un “candidato dell’ultima ora”. Nei giorni della lista Formigoni in forse gli alleati leghisti, Matteo Salvini in primis ma un po’ tutti quelli del Carroccio avevano individuato e indicato in Riparbelli il nome origine e causa di quelle firme a sostegno della lista raccolte in troppa fretta e troppa furia. Dicevano i leghisti: noi le firme le abbiamo date per tempo e in regola, poi “quelli” hanno infilato il nome di Riparbelli in lista e lista e firme non combaciavano più. Dunque, Riparbelli che la “componente” Forza Italia aveva fortemente voluto candidato. E, quarto ma non ultimo nella sede Pdl, Gianni Stornaiuolo, consigliere provinciale ed anche, in tempi passati ma non remoti, autista di La Russa e baby sitter di un figlio del ministro.

Discutono, di organizzazione. In particolare di come organizzare l’apporto milanese e lombardo alla manifestazione romana di sabato 20 marzo nella quale Berlusconi vuole “mezzo milione” di persone. A La Russa scappa la battuta pesante su cosa possano e sappiano organizzare quelli di Forza Italia lombardi. Riparbelli ha, come si dice, la “coda di paglia” per i spora spiegati motivi e precedenti. Sbatte sul tavolo le carte e tutto il “dossier San Giovanni”, l’elenco dei pulmann, dei gazebo e accetta la sfida, anzi rilancia: “Queste cose non permetto di dirle neanche a un ministro”. Interviene Stornaiuolo: “Sciacquati la bocca prima di parlare di La Russa”. Replica Riparbelli: “Parli tu che sei scappato dalla campagna elettorale”. E Stornauiolo colpisce con voluta cattiveria: “Scappato forse sì, di certo per non avere nulla a che fare con te”.

Riparbelli, l’uomo che viene da Forza Italia, si alza, sbatte la porta e se ne va. Stornaiuolo, l’uomo che viene da An, lo segue, anzi lo insegue. E lo raggiunge pure. Con un paio di pugni, schiaffi e “lezione completa”. Riparbelli pesto lamenta e grida: “Vado ad Arcore, vado ad Arcore…”. Lo convincono che è meglio di no. Podestà e La Russa firmano seduta stante una sorta di “patto del silenzio”, meglio non far sapere in giro che per una sera  Pdl ha significato: “Pugni, dolore e lagne”. Ma non era la prima volta che correvano schiaffi, era già successo qualche tempo fa. Tra due che faranno parlare, che non resteranno anonimi amministratori: Piergianni Prosperini e Milko Pennisi. Uno è ora nel carcere di Voghera, l’altro è a San Vittore, uno si proclamava il “baluardo della cristianità” e realizzava il miracolo della moltiplicazione delle tangenti (ha di fatto ammesso patteggiando una pena di tre anni e cinque mesi e risarcendo per 400mila euro), l’altro è quello della mazzetta nel pacchetto di sigarette e delle banconote da 500 euro nascoste dietro il termosifone del bagno.

E il ricordo di quel che fu appena poco tempo fa non è incongruo e nemmeno posticcio in questa storia lombarda. E’ infatti il nome di Prosperini che innesca il “secondo tempo” della storia e lo collega al primo. Da Prosperini chi era andato a suo tempo a batter cassa per trovare i soldi necessari ai manifesti elettorali da affiggere con l’immagine di La Russa? Sorpresa ma neanche tanto: era stato Gianni Stornaiuolo, sì proprio lui. La circostanza è spuntata fuori importuna durante le indagini che hanno portato all’arresto di Gionata Soletti, portaborse di Prosperini. Lo hanno arrestato perchè faceva su e giù dalla Svizzera per riportare in Italia una parte delle tangenti lì depositate. Per farne cosa? Scrive il magistrato nel provvedimento di arresto: “Non si può escludere che siano state destinate oltre che a Prosperini anche ad altri esponenti pubblici”.

C’erano dunque tanti motivi di tensione l’altra sera a Viale Monza: i voti, le liste, le passate storie politiche e le passate storie di soldi. che ci sia scappato qualche pugno, come dicono i cronisti sportivi, “ci sta”. Una storia lombarda finalmente perché l’Italia non è tutta “Milioni, quel paninaro romano”, oppure la piazza di Trani o Via Teulada o Calabria e Campania. Per fortuna c’è la “Padania” che alza la media della vita civile del paese.