Idv deposita 2 milione di firme per tre referendum: contro il nucleare, il legittimo impedimento e la privatizzazione dell’acqua

Pubblicato il 29 luglio 2010 16:16 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2010 17:28
di pietro

Antonio Di Pietro mentre scarica uno degli scatoloni contenenti le firme per i referendum

A bordo di cinque furgoncini bianchi, tappezzati da manifesti e salutati dalle bandiere dei militanti dell’Italia dei valori (Idv) – accorsi sulla scalinata della Cassazione – sono arrivate due milioni e 200 mila firme raccolte dal movimento di Antonio Di Pietro, dal primo maggio a ieri sera, e depositate stamani nel sotterraneo della Suprema Corte per poi essere verificate e certificate nel raggiungimento del quorum delle 500 mila firme necessarie per andare al referendum. L’Idv chiede tre ‘no’: al ritorno all’energia nucleare, al legittimo impedimento, alla privatizzazione dei servizi idrici.

Piu’ di 800 mila le firme raccolte contro la norma che salva premier e ministri dai processi: ”il ‘caso’ Brancher ha fatto da traino perche’ i cittadini – ha spiegato il senatore Stefano Pedica – hanno perfettamente capito le conseguenze di questa legge ingiusta”. Circa 750 mila firme sono state raccolte per l’acqua e 740 mila per il nucleare. In tutto 350 scatoloni scaricati a braccia dai parlamentari e dai sostenitori della raccolta che non hanno nascosto il loro entusiasmo riservando ovazioni al termine della lunga ‘faticaccia’. Contrariato, invece, il leader Di Pietro che è andato via senza rilasciare alcuna dichiarazione dopo aver firmato il verbale di consegna presso la Prima divisione del ‘Palazzaccio’.

Forse il motivo del malumore è stato in un diverbio con le forze dell’ordine che volevano che i furgoni entrassero nel garage sotterraneo della Cassazione per le operazioni di scarico mente Di Pietro ha chiesto e ottenuto che tutto avvenisse fuori sotto gli occhi delle telecamere. ”Qui ci sono due milioni e 200 mila cittadini – ha detto – che meritano rispetto e non meritano che si facciano le cose di nascosto”. C’è anche chi dice che l’ex pm di ‘Mani pulite’ abbia preferito non parlare per lasciare ‘visibilità’ a chi, sul campo, si è dedicato alla raccolta.

Ma la versione più accreditata sul disappunto del leader resta quella dell’amarezza per l’organizzazione del deposito delle firme. Ad ogni modo gli altri parlamentari dell’Idv – tra loro Silvana Mura, Giuliana Carlino, Patrizia Bugnano e Carlo Monai – erano ben contenti del risultato raggiunto. E’ possibile , dunque, che la prossima primavera si vada al voto referendario.