Il Fatto e M5s sollevano il caso Amato (audio)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 settembre 2013 20:32 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2013 20:36
Il Fatto e M5s sollevano il caso Amato (audio)

Giuliano Amato (Foto Lapresse)

ROMA – Il Fatto Quotidiano pubblica un’intercettazione del 1990 tra Giuliano AmatoAnna Maria Gemignani, vedova del senatore socialista, Paolo Barsacchi, morto nel 1986.  E il Movimento 5 stelle chiede le sue dimissioni da giudice della Corte Costituzionale. 

“Giuliano Amato si dimetta da giudice della Corte costituzionale”, ha detto il capogruppo del  Movimento 5 Stelle, Nicola Morra. “Lo chiediamo con forza e decisione dopo aver letto l’articolo sul Fatto Quotidiano, relativo ad una intercettazione telefonica del 21 settembre 1990 che è agli atti di un processo per tangenti a Viareggio. E’ una vicenda che si sviluppa in epoca pre-Mani Pulite dove l’allora deputato e vice segretario del Psi di Craxi telefonò e chiese alla vedova di un esponente socialista di non fare nomi dei protagonisti di una tangente da 270 milioni di lire. ‘Non fare i nomi con i giudici, niente frittate’, disse Amato alla vedova dell’esponente del Psi. Se non si vuole che ora Giuliano Amato faccia lui una frittata della Giustizia (con riferimento a quanto dice Amato nell’intercettazione), si dimetta da giudice della Corte Costituzionale. Il Movimento 5 Stelle presenterà anche una interrogazione urgente al presidente del Consiglio ed al Ministro della Giustizia.

Ecco la descrizione della telefonata fatta dal Fatto Quotidiano.

“Anna Maria, scusami, ma stavo curandomi la discopatia, ma vedo che questa situazione qui si è arroventata. Dall’altra parte la vedova tace. Poi dice solo: “Ti ascolto”. Amato, con voce imbarazzata come lo sarà per il resto della telefonata, va dritto al problema: “La mia impressione è che qui rischiamo di andare incontro a una frittata generale per avventatezze, per linee difensive che lasciano aperti un sacco di problemi dal tuo punto di vista”. La frittata alla quale Amato fa riferimento è appunto un coinvolgimento – come dirà esplicitamente – di altre persone nel processo. “Troverei giusto che tu direttamente o indirettamente entrassi in quel maledetto processo e dicessi che quello che dicono di tuo marito non è vero. Punto. Non è vero. Ma senza andare a fare un’operazione che va a fare quello non è lui, ma è Caio, quello non è lui ma è Sempronio. Hai capito che intendo dire? Tu dici che tuo marito in questa storia non c’entra. Questo è legittimo. Ma a… a… a… a Viareggio hanno creato questo clima vergognoso, è una reciproca caccia alle streghe, io troverei molto bello che tu da questa storia ti tirassi fuori”.

Ecco la ricostruzione del Fatto Quotidiano.