Il gip di Bari esamina il caso Lavitola: sfuma l’arresto

Pubblicato il 9 Ottobre 2011 21:12 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2011 21:14

Valter Lavitola (LaPresse)

BARI- La richiesta della pubblica accusa è custodita in una cassaforte dell’ufficio gip di Bari. Solo nella mattinata del 10 ottobre sarà consegnata al giudice Sergio Di Paola, che dovrà esaminarla e pronunciarsi entro il 16 ottobre, quando perderà efficacia il provvedimento d’arresto per il latitante Valter Lavitola emesso dalla magistratura napoletana il primo settembre scorso.

Secondo alcune indiscrezioni, l’atto che il procuratore aggiunto Pasquale Drago ha inviato al gip non conterrebbe una nuova richiesta di arresto per Lavitola, ma sarebbe un provvedimento nel quale vengono spiegati i motivi per i quali la procura non intende procedere all’arresto dell’ex direttore dell’Avanti!, indagato a Bari per aver indotto Gianpaolo Tarantini a rendere dichiarazioni mendaci ai pm che indagano sulle 30 escort che l’imprenditore ha portato tra il 2008 e il 2009 nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi. Drago non conferma ne’ smentisce le indiscrezioni. Silenzio anche dall’ufficio gip dove si fa capire che la richiesta della procura è secretata in attesa dell’assegnazione, che avverrà solo la mattina del 10 ottobre.

Sono numerosi i motivi che potrebbero aver indotto la procura a non chiedere l’arresto di Lavitola: il pm Drago potrebbe aver dubbi sull’imputazione formulata dal tribunale del Riesame di Napoli e, quindi, avrebbe bisogno di tempo per approfondire la lettura degli atti; potrebbe ritenere che il reato da contestare non sia l’induzione a mentire bensi’ l’estorsione (come avevano ipotizzato in un primo momento i pm partenopei), quindi potrebbe aver chiesto al giudice di pronunciarsi sulla competenza territoriale che, in questo caso, sarebbe della procura di Roma dove la presunta estorsione si e’ consumata.

Ma Drago potrebbe anche aver spiegato semplicemente al gip di non ritenere al momento necessaria la cattura del latitante Lavitola per induzione a rendere dichiarazioni mendaci, prima di aver esaminato la posizione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il premier e’ stato infatti ritenuto, dal tribunale del riesame di Napoli l’istigatore del reato contestato a Lavitola. Si tratta, pero’, solo di alcune delle ipotesi. Sulle voci relative ad una rinuncia all’arresto, intanto, non mancano le polemiche. Per Manuela Repetti, componente del Pdl nella commissione Giustizia, il passo indietro della procura di Bari deve far riflettere. ”Dopo che si e’ stabilito che la procura di Napoli – afferma – non era competente ad indagare su una presunta estorsione ai danni del presidente Berlusconi, poi tramutata grottescamente nel reato di istigazione a falsa testimonianza, ora si apprende che neppure la richiesta di arresto nei confronti di Lavitola sarebbe stata giustificata. A questo punto – conclude – diventa spontaneo domandarsi perche’ nessuno, a cominciare dai magistrati, si assume mai la responsabilita’ di errori cosi’ gravi, come il privare la liberta’ di persone la cui colpevolezza deve ancora essere dimostrata”.

In attesa delle decisioni del giudice, la mattina del 10 al Csm riprenderanno le audizioni dei magistrati baresi chiamati a riferire nell’ambito del procedimento pre-disciplinare a carico del procuratore di Bari, Antonio Laudati, accusato dall’ex pm Giuseppe Scelsi di aver ritardato l’indagine barese sulle escort. Per il pomeriggio sono stati convocati i pm Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia, titolari assieme a Scelsi (poi passato alla procura generale) del fascicolo sulle escort, e il coordinatore del pool che indaga sulla sanita’ pugliese, Renato Nitti. Martedi’ mattina saranno ascoltati i procuratori aggiunti Pasquale Drago e Annamaria Tosto e il giudice Antonio Lovecchio, presidente dell’ufficio gip-gup del Tribunale.