Il Pdl appeso al “Soccorso Tar”. Berlusconi: tentazione e rinuncia del “salva-liste”

Pubblicato il 2 Marzo 2010 18:07 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2010 18:07

Berlusconi la tentazione l’ha avuta ma l’ha subito scartata. D’istinto, e anche un po’ di rabbia, ha pensato ad una “leggina” che riammettesse d’ufficio tutte le liste elettorali risultate irregolari. Insomma una sanatoria con il “timbro” e la firma del governo al posto dei timbri e delle firme che mancano e un decreto per la “presentazione lunga”, più lunga dei tempi previsti dalla legge vigente per depositare le liste in Tribunale. Poi la “toppa” gli è apparsa perfino peggiore del “buco”: un governo che interviene per “sanare” le sue liste, insomma un condono elettorale sostanzialmente per i soli partiti del centro destra non è il massimo in campagna elettorale. Significava regalare agli avversari la materia, il pane e il companatico per un’intera campagna elettorale all’insegna del “truccano” le regole. Quindi Berlusconi si affida ai Tar, ai Tribunali Regionali Amministrativi, gli hanno spiegato che in questi casi danno quasi sempre ragione a chi fa ricorso.

Per “resuscitare” la lista del Pdl nel Lazio aspetta dunque la “mano santa” del Tar. Il cosiddetto listino, cioè l’elenco di nomi collegato a Renata Polverini (ovvero i 14 candidati che diventeranno automaticamente consiglieri se la Polverini diventerà presidente del Lazio) è in stato di animazione sospesa: alla verifica di regolarità manca una firma di uno dei rappresentanti di lista. La lista civica “Polverini”, cioè della candidata Presidente, è momentaneamente fuori dal corteo: ha il simbolo praticamente uguale a quello della lista di Fabio Polverini, candidato collegato a Forza Nuova di Roberto Fiore.  Fuori dal corteo e “seconda in calssifica”. E’ stata presentata dopo quella di Fabio Polverini: due simboli uguali, la prima lista passa, la seconda arrivata, quella della Polverini, per ora non è ammessa alle elezioni. Tre indizi che fanno una prova: il Pdl laziale è, per dirla con Bossi, la Casa dei “dilettanti allo sbaraglio”.

Stessa situazione e stessa ultima e unica speranza nel Tar anche in Lombardia, dove la lista Formigoni è sospesa aspettando una risposta. Formigoni giura che i timbri mancanti “non servono”. Schifani, presidente del Senato, invoca il “prevalere della sostanza” sulla forma. Tutto il Pdl ostenta “ottimismo da Tar”. Ma un filo di panico percorre il partito perché, non dovesse arrivare il “Soccorso Tar”, il Lazio sarebbe perduto e l’immagine organizzativa del partito sarebbe in campagna elettorale quella di un battello guidato da ubriachi. Filo di panico e matassa di livore: a Roma An e Forza Italia si guardano con reciproco e ormai consolidato sospetto: nessuno crede che il “pasticcio” combinato da Milioni alla presentazione delle liste sia avvenuto per sfortunato caso e non per lavorio fuori tempo massimo sui nomi dei candidati. Livori e rancori: se non li sana il Tar, il Pdl sarà presto la Casa e il Popolo della Lite.