Immigrati, Lega e Pdl: “Quale voto? Se ne devono andare a casa”

Pubblicato il 18 Novembre 2009 18:21 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2009 18:25

La presentazione del ddl sul voto agli immigrati

Un disegno di legge per il voto agli immigrati presentato insieme da pezzi dell’ex Pci e dell’ex Msi (Walter Veltroni e Flavia Perina) scatena il “fuoco amico” del resto del centrodestra sulla pattuglia dei fedelissimi di Gianfranco Fini.

Un testo di sette articoli (firmato anche dall’Udc Roberto Rao e dal portavoce di Idv Leoluca Orlando) che regolamenta l’elettorato attivo e passivo, alle elezioni comunali e circoscrizionali, per gli immigrati regolari che risiedono nel nostro paese da almeno 5 anni.

Il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto, tenuto conto del suo passato socialista, attacca l’iniziativa dei “finiani” per una questione di metodo «È inaccettabile che su un tema così delicato alcuni colleghi appartenenti al gruppo del Pdl abbiano preso l’iniziativa di presentare un disegno di legge firmato con esponenti di tutti i gruppi dell’opposizione, senza che la presidenza del gruppo sia stata minimamente interpellata e tenendo conto che questa proposta non é contenuta nel programma di governo». Una materia che «non rientra in quelle riguardanti la bioetica, come il testamento biologico, sulle quali vige la libertà di coscienza».

Non potevano mancare, da “destra”, le obiezioni della Lega, che si fa sentire prima col presidente del gruppo alla Camera Roberto Cota: «La concessione del diritto di voto alle elezioni amministrative agli immigrati è un’idea tipicamente di sinistra. Noi, ovviamente, siamo fermamente contrari perché siamo coerenti rispetto agli impegni presi con chi ci ha votato».

Più tranchant, come da tradizione, la “sentenza” di Umberto Bossi: «Noi restiamo della nostra idea: gli immigrati devono essere mandati a casa loro. Non c’é lavoro nemmeno per noi…».

Questo nel giorno in cui la Confindustria fa presente che «le aziende italiane richiedono un numero sempre maggiore di lavoratori immigrati e aumenta anche la domanda per professioni occupazionali qualificate».

Non tarda ad arrivare la replica di Fini che manda a dire al “Senatùr”: «Ci può essere un anatema, una battuta liquidatoria, “sì lasciamoli a casa loro”, ma non risolve il problema. Serve lavorare a una legge sulla cittadinanza per i cittadini immigrati altrimenti il rischio è di accendere delle mine sul cammino della nostra società».