Impresentabili, Bindi ci mette De Luca. Renzi: “Antimafia per regolare conti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2015 15:56 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2015 20:32
Impresentabili, la Bindi ci mette dentro De Luca. Gomitata a Renzi, rissa nel Pd

Impresentabili, la Bindi ci mette dentro De Luca. Gomitata a Renzi, rissa nel Pd

ROMA – Nella lista degli impresentabili della Commissione Antimafia c’è anche Vincenzo De Luca. E per dire che non è un impresentabile qualsiasi basta poco. De Luca è il candidato governatore del Pd in Campania. E’ l’uomo che mezzo Pd almeno non voleva candidato per la vicenda della condanna per abuso d’ufficio che rischia di farlo decadere subito dopo l’eventuale elezione.

Ora quel De Luca, quello che si è cercato di non far correre alle primarie spostando il voto tre volte, è stato messo nella lista. Dalla Commissione presieduta da Rosy Bindi, che dello stesso partito di De Luca, e del premier Matteo Renzi fa parte. Anche qua basta davvero poco per capire che è uno sgambetto, anzi di più, è una gomitata, che Bindi assesta a Renzi. Gomitata perchè va a indebolire Renzi in Campania, così come la lista Pastorino lo è andato ad indebolire in Liguria. Due regioni chiave in quanto Berlusconi e Salvini hanno più volte detto che se Renzi venisse sconfitto in Campania e in Liguria, si dovrebbe dimettere. Renzi punta comunque a prenderne almeno una delle due e cercare di fare almeno un 4-3.

Renzi dello sgambetto è ovviamente consapevole e infatti commenta: “Mi fa molto male che si utilizzi la vicenda dell’antimafia per una discussione tutta interna, per regolare dei conti interni al Partito democratico: l’antimafia è un valore per tutti, non può essere usata in modo strumentale”.

De Luca finisce nella lista perché su di lui pende un processo per concussione. Una vicenda che risale al 1998 e che è ancora in piedi perché è lo stesso De Luca che ha rinunciato alla prescrizione. E che non l’ha presa benissimo visto che ha già annunciato la sua intenzione di querelare la Bindi per diffamazione.  Secondo i criteri della Commissione Antimafia è motivo sufficiente. Ma Bindi si spinge oltre, nega quello che appare a tutti evidente. Dice che con la decisione la lotta nel Pd non c’entra nulla e che il lavoro della Commissione è solo una foto.

“A chi sostiene che volevo coprire qualcuno, faccio rispondere da chi dice che avrei fatto questo lavoro per motivi di lotta interna al partito stesso. Non vogliamo entrare in campagna elettorale ma fotografare realtà con dati che si avvicinano alla massima attendibilità”

La lotta, però, come ovvio e prevedibile si scatena subito. Perché solo poche ore prima della pubblicazione della lista Renzi aveva assicurato per iscritto: “Nessun impresentabile verrà eletto”. Le opposizioni ci sguazzano, con il Movimento 5 Stelle che chiede al Pd di dire pubblicamente agli elettori del Pd di non votare il candidato del Pd. Nulla in confronto a quanto accade nel partito.

Ci va duro via twitter il renziano Ernesto Carbone: “Bindi sta violando la Costituzione, allucinante che si pieghi la commissione antimafia a vendette interne di corrente partitica”. Lei non si scompone e replica: “Non mi abbasso a rispondere a Carbone”.

Non è da meno Matteo Orfini che del Pd è presidente e che accusa la Bindi di voler fare i processi in piazza:

“Come noto non ho mai avuto un buon rapporto con De Luca. Ciononostante, quello che sta accadendo in queste ore è davvero incredibile. L’iniziativa della presidente della commissione Antimafia ci riporta indietro di secoli, quando i processi si facevano nelle piazze aizzando la folla”.

Bindi si limita a rispondere a Renzi che sempre nella sua newsletter aveva parlato di “dibattito autoreferenziale”. “Autoreferenziale è una parola che non uso” dice ai giornalisti in conferenza stampa.

Tutto succede a 48 ore dal voto in sette regioni (Liguria, Veneto, Umbria, Campania, Toscana, Marche, Puglia). Renzi o non Renzi, il Pd conserva intatta la sua antica propensione al “tafazzismo”