Inchiesta di Bari/ Spunta l’aggravante mafiosa per alcuni degli indagati. Il pentito: “Ci pagavano per dargli una mano con la campagna elettorale”

Pubblicato il 31 Luglio 2009 10:04 | Ultimo aggiornamento: 31 Luglio 2009 19:53

digeronimoSempre più fitto l’intreccio tra criminalità organizzata e politica nell’inchiesta di Bari. Dopo le perquisizioni al policlinico e le acquisizioni dei bilanci di diversi partiti del centro sinistra, infatti, il Pubblico Ministero Desireè Digeronimo ha interrogato anche un pentito recente ed eccellente, Giacomo Valentino, il numero due del clan Strisciuglio, il più importante a Bari.

Oggetto del colloquio, il rapporto tra alcuni partiti politici e la criminalità organizzata durante le campagne elettorali del 2004 e 2006. Valentino, ha precisato di essersi occupato ed interessato poco di politica, delegando il compito al fratello. Ma qualcosa di interessante, il pentito lo ha detto: «C’era qualcuno che ci chiedeva i voti  e noi davamo il nostro appoggio elettorale: i soldi arrivavano perché attaccavamo i manifesti ma soprattutto perché ci davano una mano con i circoli».

Ma chi era che pagava? Valentino è ambiguo, ma ricorda bene un dettaglio significativo: «Erano quelli con il simbolo del sole».

Nel 2004, il sole splendeva nel simbolo di due partiti: i Socialisti Autonomisti (un computer e dietro un sole) di Alberto Tedesco e il Partito Socialdemocratico (Psdi) di Mimmo Magistro. Due forze che in quella tornata si presentarono uniti, con un logo che raccoglieva entrambi i simboli e quindi tutti e due i soli. Subito dopo le regionali, i partiti presero strade diverse: Tedesco a sinistra e Magistro a destra.

Ma il sistema dei circoli finanziati dalla mafia resterà in piedi lo stesso, almeno, secondo l’indagine, fino alle recenti elezioni del 2009. E per molti degli indagati, è spuntata l’aggravante mafiosa.

L’inchiesta, intanto, continua, e dopo i sequestri dei bilanci, nella mattinata del 31 luglio è la volta degli accertamenti patrimoniali. Le ipotesi di accusa sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, falso, truffa, abuso d’ufficio e voto di scambio.

Tra la quindicina di persone sottoposte alle indagini vi sono imprenditori, direttori generali delle Ausl pugliesi, funzionari regionali e l’ex assessore Tedesco, dimessosi il 6 febbraio scorso dopo aver appreso di essere indagato.

Tra i politici del Pd parla D’Alema, uno dei maggiori referenti del centrosinistra in Puglia: «Non commento mai gli atti della magistratura di cui  ho massimo rispetto. Noi siamo tranquilli nel senso che il Partito democratico non ha né connessioni con la criminalità, né ha costruito i suoi bilanci sulle tangenti».

D’Alema ha precisato che «le inchieste baresi sono varie. A volte l’informazione fa confusione. Esprimo assoluta tranquillità e piena fiducia nell’operato dei magistrati che accerteranno i fatti. Spero nel tempo più rapido possibile».