Scappati i buoi della violenza. Di Pietro e Maroni chiudono la stalla

Pubblicato il 17 ottobre 2011 19:43 | Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2011 21:07

Roma, scontri polizia black bloc22ROMA – Sono passati due giorni dagli scontri a Roma e si parla di leggi speciali. In principio è stato il leader dell’Idv Antonio Di Pietro a invocarle, proponendo una “legge Reale bis”. Subito ha preso la palla al balzo il ministro dell’Interno Roberto Maroni sottoscrivendo, quasi con conforto, la proposta dell’ex pm.

Già domani, martedì 18 ottobre, sarà al Senato a illustrare le sue proposte. Ignazio La Russa ha ancora più fretta di lui e propone di agire per decreto. Ovvero subito, o ancora prima se possibile per istituire pene più dure per i violenti, il carcere preventivo, dare alla polizia la possibilità di usare armi e più poteri per “difendersi”. E “se ci daranno dei fascisti – chiosa Daniela Santanché – Chi sene frega”.

Il clima si fa teso, nei Palazzi dopo che nelle piazze, mentre la polizia sta facendo controlli a tappeto in tutta Italia per “stanare” tra gli anarchici i violenti di sabato. Non si sa se si faranno nuove leggi da anni di piomo e se e quanti saranno i condannati, per ora il primo effetto accertato è che la Fiom il 21 ottobre non potrà manifestare a Roma, ma avrà solo una piazza a disposizione, “per questione di sicurezza”.

Clima infuocato dunque. E il primo ad accendere la miccia, dopo gli scontri, è stato l’ex pm Antonio Di Pietro che in mattimana ha detto: “Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la ‘legge Reale 2’, alias Di Pietro, contro atti criminali come quelli di Roma. Si devono prevedere arresti e fermi obbligatori e riti direttissimi con pene esemplari”. Subito si è accodato Maroni: “Per una volta sono d’accordo con l’onorevole Antonio Di Pietro, che ha detto che servono nuove norme per prevenire, una legge Reale Bis: esattamente quello che voglio dire domani (durante l’informativa al Senato, ndr)”. La Legge Reale era stata varata nel 1975, nel pieno degli Anni di Piombo, e poi abolita con un referendum nel 1978. Prevedeva il diritto delle forze dell’ordine di impiegare armi, qualora necessario, ed estendeva il ricorso alla custodia preventiva anche in assenza di flagranza di reato, permettendo un fermo preventivo di 96 ore entro le quali andava emesso decreto di convalida da parte dell’autorità giudiziaria.

Un’idea che è stata bocciata da tutta l’opposizione, per una volta compatta ma contro uno dei suoi, e ha trovato il beneplacito della maggioranza. Il più infervorato è stato il ministro della Difesa Ignazio La Russa che si è subito affrettato a dire: “In casi del genere io credo che i decreti ci possano anche stare. Dobbiamo rendere piu’ facile l’intervento delle forze dell’ordine quando si tratta di separare coloro che manifestano rispettando le regole da coloro che approfittano di manifestazioni, magari sentendosi ideologicamente contigui, per scatenare la violenza”.

Nel frattempo, il governo ha agito con il pugno di ferro organizzando con le forze dell’ordine operazioni dalla Lombardia alla Sicilia contro gli anarco-insurrezionalisti, considerati gli artefici del disastro di sabato. Intanto le dodici persone arrestate rischiano una condanna da tre a quindici anni di reclusione (il più giovane degli arrestati è del ’92, il più grande dell’81). La procura di Roma ha già chiesto al gip Elvira Tamburelli la convalida dell’arresto e l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere dopo gli incidenti con le forze dell’ordine. A tutti viene contestato il reato di resistenza a pubblico ufficiale pluri-aggravatra dal lancio di oggetti contundenti, dall’aver agito in più persone e tutte a volto coperto.