Kyenge offesa, Letta a Maroni: “Intervenga su Calderoli”. Lui: “Scuse bastano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Luglio 2013 16:00 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2013 21:55
Cecile Kyenge offesa, Letta a Maroni: "Intervenga su Calderoli". Espulsione?

Cecile Kyenge offesa, Letta a Maroni: “Intervenga su Calderoli”. Espulsione?

ROMA – Enrico Letta chiama in causa Roberto Maroni sugli insulti di Roberto Calderoli al ministro Cecile Kyenge. Lo chiama in causa in qualità di segretario della Lega Nord, finora silente sulla frase pronunciata dal vicepresidente del Senato circa la somiglianza, a suo dire, tra la Kyenge e un orango.

Chiama in causa Maroni, Letta, perché altro il premier non può fare: Calderoli è un senatore e vicepresidente del Senato, non può “licenziarlo”, non può spingerlo alle dimissioni. Ma Maroni sì, è il senso dell’appello di Letta. Maroni, se volesse, potrebbe chiederne le dimissioni dal partito che rappresenta, la Lega. Maroni però non lo farà. “Calderoli si è scusato, ora basta”: così il segretario della Lega liquida la vicenda.

Letta non lo dice chiaramente, ma è davvero chiaro il senso delle sue parole: ”Una pagina vergognosa, faccio un appello a Maroni perché chiuda rapidissimamente questa pagina, se no si entrerà in una logica di scontro totale che non serve né a lui né al paese”.

La posizioni di Maroni è chiara, non chiederà dimissioni o pubblica gogna per Calderoli. Un semplice post su Facebook per liquidare la questione scuse e dimissioni: “Calderoli ha sbagliato, riconosciuto l’errore e si è scusato”.

Si tratta, chiarisce Letta, di “un appello a Maroni, presidente della Lombardia, la più grande regione d’Italia con cui lavoriamo per l’Expo affinché chiuda questa pagina rapidissimamente”, un appello “sincero” ma con “toni ultimativi”. “Chiuda questa pagina, la vergogna è già abbastanza”, ha aggiunto.

E ancora, Letta con lo stesso tono “ultimativo” manda a dire alla Lega di non provare a tirare in ballo il presidente Giorgio Napolitano. Soprattutto se, come nel caso della sortita di Matteo Salvini, si tratta di appelli “a tacere” sulla vicenda. “L’aver chiamato in causa il presidente Napolitano, che voglio difendere, non ci provino nemmeno… Non è possibile che la vicenda continui così, credo che la vergogna sia già stata abbastanza”. 

Ma la Lega non si muove di un millimetro e, anzi, coglie l’occasione del polverone sollevato per rilanciare la battaglia contro i clandestini. Prima una riunione del vertice, la segreteria del partito che dice, in sostanza, “Calderoli resta dov’è”. Poi la parola di Roberto Maroni, che rilancia: “Ora però basta alimentare polemiche e strumentalizzazioni utili forse a coprire il rumore di altre questioni”.

A Maroni però ci son “minacce che non vanno giù: “Ho chiamato Letta perché mi hanno sorpreso le sue minacce di ritorsione sull’Expo 2015. L’ho chiamato per dirgli che per me il caso è chiuso. Ho detto che Calderoli ha sbagliato, lui ha riconosciuto l’errore e si è scusato pubblicamente e privatamente con il ministro Kyenge. Di più, francamente, non capisco cosa possa fare”.

L’occasione rappresentata dalla polemica su Kyenge però viene colta dal popolo della Lega: il 7 settembre a Torino, fa sapere in queste ore la Lega, ci sarà una manifestazione contro gli immigrati clandestini.

Mostrando maggiore cautela, Roberto Calderoli ha detto di non voler commentare al momento la polemica politica: rimanda ogni spiegazione a martedì, in Senato.