Intercettazioni, Alfano stoppa: “Non sarà un decreto. Ma si farà, e sarà entro l’estate”

Pubblicato il 24 Giugno 2011 21:18 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2011 21:29

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Foto LaPresse)

ROMA – Nessun blitz, nessun decreto per stoppare le intercettazioni e bloccare con un intervento legislativo d’urgenza la pubblicazione delle telefonate intercettate nell’inchiesta P4 che tanto stanno amareggiando il premier.

La legge in materia arriverà comunque entro l’estate, prima della pausa di chiusura delle Camere, ma non sarà un dl, assicura il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, bensi’ un disegno di legge come quello stoppato giusto un anno fa alla Camera.

Ma il tentativo di aprire il dialogo con le opposizioni sembra non andare a buon fine. Anzi, è subito polemica con le opposizioni che dicono no alle misure del governo. E se Pierluigi Bersani sembra in prima battuta incoraggiare i colleghi della maggioranza prendendo come punto di partenza la proposta dei democratici poi arriva lo sbarramento: l’argomento non costituisce una priorità, si precisa.

”Non intendiamo fare un decreto legge né orientare la prua in una direzione diversa da quella del ddl che il 29 luglio scorso era stato discusso alla Camera” spiega il Guardasigilli che aggiunge:” abbiamo scritto un percorso tre anni fa” e da questo, insomma, si riparte.

Non ci sarà, quindi, una pura riproposizione del ddl Mastella, ma neppure la vecchia legge votata al Senato e che aveva scatenato la guerra dei post-it, ma quella che era stata il frutto di una mediazioni con Fini e la Buongiorno. E che poi era stata stoppata quando lo stesso Berlusconi aveva storto il naso perché ”massacrata” da troppi interventi e su cui, disse di essere ”tentato dal ritirarla”.

Ora, però, urge un intervento, anche se non sarà questo a bloccare le pubblicazioni che stanno mettendo in imbarazzo il governo. Anche se, come dice il Ministro degli Esteri, Franco Frattini ”i buoi ormai sono usciti dalla stalla”. Questa ”non è vita” si lamenta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, secondo il quale è inammissibile che si possa ”alzare il telefono e parlare liberamente e poi vedere le conversazioni sui giornali il giorno dopo senza che ci sia nulla di penalmente rilevante”.

Non è ”una banalita”, ripete anche oggi a Bruxelles dove ha partecipato al Consiglio europeo mentre sulla stampa emergono ogni giorni nuovi particolari dall’inchiesta. ”Credo di non dire banalità, ma non è un Paese civile quello in cui non c’è garanzia dell’inviolabilità delle conversazioni telefoniche che poi appaiono sui giornali senza che abbiano un risvolto penale. Su questo – dice – credo che possano concordare tutti”.

Ma non è così: perché’ dalle opposizioni si alza la guardia su quelle che possono essere le mosse della maggioranza per riavviare la discussione sul tema e si riconferma il no a leggi bavaglio. Per il ministro Franco Frattini, ”basterebbe prendere il lavoro fatto nella precedente legislatura, con le proposte della sinistra, e in questa legislatura, con le proposte del centrodestra”, per poter arrivare ad un testo che riprenda ”i principi della normativa europea secondo cui la privacy può cedere in casi eccezionali e limitatamente indicati dalla stessa legge, altrimenti deve essere rispettata”.

Non occorre un decreto, dice il Ministro, ”quando c’è un accordo politico e se c’è accordo, come auspico, visto che molti esponenti del centrosinistra riconoscono la necessità di regolamentare la materia, si può fare in fretta, bene e senza accelerazioni”.

Dal centrosinistra, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani dice prima di essere ”favorevole ad una riforma delle intercettazioni che vieti la pubblicazione di quelle irrilevanti, ma che mantenga questo strumento di indagine per i magistrati”. I democratici salutano quindi positivamente l’annuncio del Guardasigilli di non voler procedere per decreto ma ricordano poi che esiste sull’argomento una proposta della Finocchiaro. Un modo per derubricare l’argomento, si spiega successivamente in ambienti del partito, ad una non priorità”.

Le intercettazioni ”Sono uno strumento indispensabile e i cittadini hanno il diritto di essere informati sulla condotta di chi governa” dice Massimo Donadi dell’Idv. ”Rimettere in marcia adesso il ddl e’ una toppa peggiore del buco” sostiene invece il finiano Lo Presti.