Alfano: “Ddl intercettazioni garantisce un’informazione trasparente”

Pubblicato il 21 maggio 2010 19:21 | Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2010 19:54
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Angelino Alfano

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, irrompe nella polemica sul decreto intercettazioni, risponde a Washington che oggi ha criticato il decreto, assicura che “vi è piena intesa con Washington su modalità e obiettivi della cooperazione contro il crimine organizzato” e poi afferma: “Non è stata introdotta alcuna limitazione” al contrasto dei crimini e inoltre il decreto assicura “una informazione ufficiale e trasparente”. Con il decreto sulle intercettazioni, insomma, “si darà pari dignità a indagini e riservatezza”.

Insomma il ministro interviene, alla luce delle polemiche che circondano la discussione in Parlamento della legge, per “ripristinare la verità sugli effettivi contenuti del ddl”, visto che “troppe cose tra quelle che vengono annunciate, dette o temute, non corrispondono al testo del ddl in esame al Senato”.

Innanzi tutto Alfano afferma che il ddl intercettazioni “restituisce pari dignità al diritto alla riservatezza, al diritto di cronaca ed al diritto-dovere di indagine. Il ddl, aggiunge Alfano, “ha il merito di avere armonizzato tre articoli contenuti nella Costituzione Italiana, perché siano finalmente letti ed interpretati in una visione d’insieme”. Si tratta appunto dell’ articolo 15 sull’inviolabilità della libertà e della segretezza della corrispondenza; l’articolo 21 sul diritto i manifestare liberamente il proprio pensiero, e l’articolo 112 sull’obbligatorietà dell’azione penale. “A differenza dell’art. 21 e dell’art.112, giustamente difesi dagli appartenenti alle categorie interessate, l’art.15 – sottolinea Alfano – viene garantito, oggi, da questo governo, non perché prevalga sugli altri due, ma perché si armonizzi con essi”.

Piena intesa con Washington. “Lo stato della collaborazione giudiziaria e tra le forze dell’ordine italiane e statunitensi nella lotta alla criminalità organizzata – aggiunge Alfano – è eccellente, le relazioni sono fruttuose, intense ed improntate alla massima amicizia e collaborazione. Come confermato da una successiva nota stampa dell’Ambasciata americana a Roma, l’esponente Usa non ha inteso in alcun modo entrare in valutazioni di merito sulla legislazione italiana in materia di intercettazioni che ha esplicitamente dichiarato di ‘non conoscere’ “.

Nessun contrasto a smascherare i reati. “Le intercettazioni – afferma Alfano – potranno essere effettuate per le stesse tipologie di reato per le quali già oggi sono previste” e in particolare “non è stata prevista alcuna restrizione” per i reati di mafia e terrorismo”.

“Nessuna modifica”, precisa il ministro, è stata introdotta “rispetto alle intercettazioni per la ricerca dei latitanti”. E per i reati di mafia e terrorismo “sarà possibile continuare ad utilizzare le intercettazioni, telefoniche visive ed ambientali, in ogni luogo sia pubblico che privato”.

Sarà anche “possibile utilizzare i risultati delle intercettazioni in procedimenti per mafia e terrorismo, anche se realizzati per procedimenti diversi”. E “nell’ambito dei reati ambientali, nel caso in cui vi sia una connessione con reati di mafia, non vi sarà alcun tipo di limitazione temporale alle intercettazioni”.

Se per i “reati ordinari, per disporre le intercettazioni ambientali, sarà necessario che nei luoghi interessati sia in corso attività criminosa, il c.d. sospetto di flagranza”, per i reati di mafia e terrorismo “non è prevista alcuna limitazione”. Alfano precisa che anche “il limite di 75 giorni alle intercettazioni è valido solo per reati ordinari e non è continuativo, per cui sarà possibile intercettare i soggetti indagati anche in momenti e periodi differenti, in relazione alle scelte investigative del pm”.

Si è previsto anche che l’autorizzazione alle intercettazioni sarà concessa da un collegio giudicante e non da un singolo magistrato “per fornire maggiori garanzie al cittadino”. E sempre per “una reale tutela della privacy e del regolare svolgimento delle indagini, è previsto il divieto di rilascio di copia di verbali, di supporti e decreti sulle intercettazioni”; ed “è inoltre vietata la trascrizione di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranei alle indagini”.

Rispettata la libertà di stampa. “E’ garantito il diritto ad una informazione ufficiale e trasparente – afferma inoltre Alfano – e non il diritto all’acquisizione e divulgazione illecita di atti riservati”. Alfano ricorda, in proposito, che il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, in una raccomandazione del 10 luglio 2003, “ha ribadito che i giornalisti devono riferire ed effettuare commenti sul sistema giudiziario penale, ma nel rispetto del principio della presunzione d’innocenza , che fa parte integrante del diritto ad un equo processo”.

E sottolinea che “di conseguenza, opinioni ed informazioni relative ai procedimenti penali in corso, dovrebbero essere diffuse attraverso i media solo se ciò non è lesivo della presunzione d’innocenza dell’indagato o dell’imputato; inoltre, nella raccomandazione, si auspica una informazione regolare nell’ambito dei procedimenti penali di interesse pubblico. Ma questa informazione deve essere fornita dalle autorità giudiziarie e dagli organi investigativi purché ciò non rechi pregiudizio al segreto istruttorio e non intralci i risultati dei procedimenti”.