Intercettazioni. Berlusconi e i primi segni di “insofferenza” verso Napolitano

Pubblicato il 1 Luglio 2010 21:26 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2010 23:52

Aperti a miglioramenti del testo che soddisfino, per quanto possibile, le richieste del Quirinale, nonostante lo stupore per le parole del capo dello Stato sul fatto che non sia stata data priorità alla manovra; nessuna concessione, invece, a Gianfranco Fini, ne’ sul nodo del ddl, ne’ tantomeno sul riconoscimento di una minoranza interna al Pdl.

Sarebbe questa, secondo quanto si apprende in ambienti della maggioranza, la linea dettata da Silvio Berlusconi che al suo rientro dal tour de force fuori dall’Italia si è trovato a dover gestire tutti i fronti rimasti aperti in Italia. Davanti al rimprovero del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che da Malta ha parlato di ”punti critici” nel ddl e si è rammaricato per il fatto che il suo appello sul dare priorità alla manovra sia rimasto inascoltato, il presidente del Consiglio ha scelto la linea del silenzio.

La parola d’ordine, anche stavolta, è stata quella di non esacerbare i toni, evitando polemiche con il Quirinale. Ma una lettura del comunicato di Fabrizio Cicchitto, l’unico autorizzato a parlare, fa trasparire una certa sorpresa da parte del capo del governo per la presa di posizione del Colle, se non addirittura malumore. ”Una volta data la priorità alla manovra economica evidentemente i gruppi parlamentari di maggioranza hanno l’autonomia di fare le loro scelte”, sottolinea il capogruppo del Pdl alla Camera che, in buona sostanza, da un lato nega che la maggioranza non abbia accolto i suggerimenti del Quirinale, e dall’altro rivendica il diritto del Parlamento di decidere se discutere o meno di un provvedimento.

Parole che nascondo una certa insofferenza nei confronti della più alta carica dello Stato. Malumore che traspare con evidenza nelle alte sfere del partito di Berlusconi, dove più di uno giudica perlomeno ‘inopportune’ le frasi del presidente della Repubblica. Puo’ indicare le priorità, è il ragionamento che si sente fare dalle parti di via dell’Umiltà, ma visto che la precedenza è stata data alla manovra, ”non si capisce il motivo del rimprovero”.

E c’è chi va oltre: ”Con un altro presidente della Repubblica, a parti invertite, avrebbero gridato al colpo di Stato”, commenta un dirigente del partito chiedendo di non essere citato, e chiedendosi polemicamente da quando l’Italia sia diventata una ”Repubblica presidenziale”. Insomma, la linea è quella di proseguire così come previsto, con la calendarizzazione del provvedimento in Aula per il 29 luglio. Ciò non significa, tuttavia, che il Pdl chiuda la porta a modifiche del testo. ”Siamo aperti a valutare ipotesi migliorative del progetto”, dice Gaetano Quagliariello, vicepresidente del del Pdl in Senato, confermando quello che Renato Schifani, qualche minuto prima, aveva fatto capire dicendo che il Senato si sarebbe occupato del provvedimento dopo l’estate. Sull’altro fronte caldo della maggioranza, quello del rapporto con Gianfranco Fini, il Pdl segna il passo.

Il presidente della Camera è tornato a chiedere alla maggioranza una ”riflessione” sul contestato ddl. Ma l’ex leader di An, almeno stando ai fedelissimi del Cavaliere, trova la porta sprangata del premier. La linea dettata da Berlusconi su questo punto, infatti, appare chiarissima e suona così: nessuna concessione, deve essere chiaro che se facciamo delle modifiche non è per accontentare le richieste di Fini. L’obiettivo, insomma, è non darla vinta al cofondatore del Pdl, come spiega un dirigente del Pdl che dice: ”La trattativa sul ddl con i finiani è ormai chiusa, se si tratta lo si fa con soggetti terzi”.

Un modo per dire che il filo del negoziato ci sarà con il Colle, non con la presidenza della Camera. Un clima pesante che si è respirato anche nel corso dell’incontro che i tre coordinatori del Pdl hanno avuto con gli ‘ambasciatori’ dell’ex leader di An. Un colloquio (quello fra Sandro Bondi, Denis Verdini e Ignazio La Russa da una parte e Italo Bocchino e Andrea Augello dall’altra) che tutti i presenti hanno giudicato ”interlocutorio”.

Al di la’ delle formule diplomatiche però il rapporto fra ‘berlusconiani’ e ‘finiani’ resta molto difficile,come dimostra il durissimo faccia a faccia fra Fini e Bondi. La richiesta dei ‘finiani’ di fare il congresso entro il 2011 è stata respinta al mittente. ”Da statuto  è previsto nel 2012”, ribatte uno dei tre coordinatori, sottolineando quindi che ”non c’è nessuna concessione su questo punto”. Quanto alla rappresentanza dei finiani negli organismi che lo dovranno organizzare, se ne discuterà. Ma su un punto, i tre coordinatori sono stati netti: nessun riconoscimento di correnti interne al partito. Una linea, riferisce uno dei tre, dettata direttamente dal Cavaliere.