Intercettazioni, pioggia di norme approvate nella notte. L’opposizione insorge e annuncia ostruzionismo

Pubblicato il 19 maggio 2010 8:22 | Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2010 9:35

Maurizio Gasparri

La Commissione giustizia del Senato accelera e dà il via libera in nottata a numerose norme ‘calde’ del disegno di legge sulle intercettazioni. La riunione, contraddistinta da toni aspri e momenti di tensione,  è terminata alle 3.40 del mattino di mercoledì 19 maggio e riprenderà alle 14 e 30. Nel corso della lunga seduta notturna hanno ricevuto l’ok la cosidetta norma ‘D’Addariò e le norme sul diritto di cronaca, ribattezzate ‘Salva-Iene’. Non si potranno fare riprese tv di processi se non ci sarà il consenso di tutti. Le  ‘talpe’ sorprese a rivelare atti o notizie del processo coperti da segreto, rischiano da uno a 6 anni di carcere. Un’altra norma varata, bocciando tutti gli emendamenti soppressivi presentati dall’opposizione, prevede di dare immediato avviso al Vaticano se un pm intercetta un uomo di chiesa. Resta ancora da definire la parte relativa all’inasprimento delle pene per i giornalisti. Stanotte il confronto tra i poli é stato molto teso con i partiti ti di minoranza, Pd in testa, che  ha dichiarato che faranno ostruzionismo ad oltranza.

Norma D’Addario. La commissione giustizia del Senato ha dato il via libera alll’emendamento ribattezzato dall’opposizione come ‘D’Addario presentato dal governo al ddl intercettazioni. Nessuno potrà più registrare conversazioni senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. Né fare riprese visive. La condanna per aver effettuato riprese o registrazioni fraudolente arriva fino a 4 anni di carcere. Si farà eccezione nei casi in cui tali registrazioni vengano fatte per la sicurezza dello Stato o per dirimere una controversia giudiziaria o amministrativa. A tarda notte è stata accolta la richiesta dell’opposizione di inserire una norma ‘salva-Iene’: il giornalista professionista che effettuerà riprese e registrazioni nell’ambito di attività di stampa o di cronaca sancite solennemente dall’articolo 21 della Costituzione non rischierà alcuna condanna. La seduta si è conclusa alle 3.40 e riprenderà probabilmente in giornata “anche se ormai -sottolinea soddisfatto il presidente della commissione Filippo Berselli -mancano pochissimi emendamenti da esaminare”.

Religiosi intercettati. Se un pubblico ministero intercetta o indaga un uomo di Chiesa deve darne immediato avviso al Vaticano. E’ quanto prevede il comma 24 dell’articolo 1 del ddl intercettazioni che è appena stato approvato in commissione Giustizia del Senato. Durante la seduta notturna della commissione, ancora in corso, sono stati bocciati gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere questa norma dal testo. L’opposizione ha protestato contro tale misura. “Perché un privilegio del genere – ha chiesto il senatore del Pd Vincenzo Vita – deve essere previsto solo per i cattolici? Si crea una discriminazione importante sulla quale non siamo d’accordo”.

Atti processuali coperti da segreto. Chiunque riveli indebitamente notizie che riguardarano atti o documenti del processo coperti da segreto rischia il carcere da 1 a sei anni. La commissione giustizia del Senato ha approvato un’altra delle norme ‘calde’ del ddl intercettazioni. La persona che rivela indebitamente questo tipo di notizia deve esserne venuta a conoscenza “in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale”. In questo modo si vuole punire il cancellere o il magistrato che rivelino in qualche modo notizie riguardanti questi atti o ne agveolino in qualsiasi modo la conoscenza. Stessa condanna, ovviamente, tocca al giornalista che viene chiamato a rispodere in “correità con la talpa che gli ha fornito l’informazione”. Queste pene sono aumentate se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di agenti dei servizi. La pena massima è stata aumentata dal governo a sei anni (il testo licenziato dalla Camera ne prevedeva 5) perché così, tra l’altro, si tratta di un reato intercettabile.

Intercettazioni da distruggere. Chiunque pubblichi intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini potrà essere punito con il carcere da 6 mesi a tre anni. La commissione giustizia del Senato ha infatti respinto tutti gli emendamenti presentati dall’opposizione per sopprimere questa parte del ddl sulle intercettazioni.

Tensione in commissione. Il clima in commissione Giustizia del Senato che sta esaminando il ddl intercettazioni è stato abbastanza sereno fino a quando non si è arrivati ad affrontare le norme sulla libertà di stampa. Sul comma 26 dell’articolo 1, infatti, la discussione si è fatta accesa e sono volate anche parole grosse. Al senatore Vincenzo Vita (Pd) che stava parlando di articolo 21 della Costituzione e di necessità di garantire libero accesso all’informazione, ha replicato duramente il collega del Pdl Mariano Delogu dicendo ad alta voce: “ci stanno rompendo i coglioni!”. La reazione dell’esponente della maggioranza ha scatenato critiche anche tra i senatori del Pdl. E immediata è stata la replica di Vita: “Io non sono abituato a questi toni, avete perso il senso della misura”. “Da questo momento in poi – incalza il vicepresidente del gruppo del Pd Felice Casson – faremo vero ostruzionismo, senza concedere tregua. Non ci sono, infatti, margini per tentare di raggiungere un’intesa né sui tempi, né sui modi, né sui contenuti. Da ora si interverrà a oltranza”. Per tentare di placare gli animi è arrivato in commissione Giustizia anche il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. Il capogruppo del Pdl sta ora tentando di arrivare ad una mediazione almeno per quanto riguarda i tempi del dibattito che, al momento si annunciano ancora molto lunghi.