Csm contro le intercettazioni: ridurle danneggia la lotta alla mafia

Pubblicato il 27 luglio 2010 16:42 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2010 21:26

Restringere a livello legislativo il ricorso alle intercettazioni da parte delle procure può danneggiare seriamente la lotta alla criminalità organizzata. Il Csm fa proprio l’allarme dei procuratori anti-mafia e nella relazione al Parlamento sui problemi dell’amministrazione della giustizia nelle regioni del Sud approvata oggi dal plenum all’unanimità, mette nero su bianco che proprio nell’ottica dell’efficacia del contrasto ai clan vi sono ”evidenti controindicazioni” non solo alla riforma delle intercettazioni in discussione alla Camera ma anche a quella del processo penale che prevede ”il ridimensionamento del ruolo del pm nei suoi rapporti funzionali con la polizia giudiziaria”.

Nei mesi scorsi il Csm ha ascoltato i procuratori impegnati in prima linea nella lotta al crimine organizzato. Tanti di loro hanno segnalato, dà conto la relazione, non solo ”l’importanza” di questo strumento investigativo, ma come un suo ”indebolimento” ”possa avere conseguenze negative assai importanti per lo svolgimento dell’azione di contrasto alla criminalità organizzata”. E la ”quasi totalità ” ha evidenziato i ”grossi problemi organizzativi”, ”insostenibili in uffici di piccole dimensioni”, che comporterebbe la norma del ddl che attribuisce la competenza a autorizzare le intercettazioni al tribunale distrettuale in composizione collegiale.

Nelle quasi 200 pagine di relazione ricche di dati il Csm sottolinea la ”drammaticità” della situazione degli uffici giudiziari delle quattro regioni del Sud (Calabria, Sicilia, Campania e Puglia) dove è più radicata la presenza dei clan e che devono fare i conti con ”l’assoluta inefficienza di mezzi”, personale amministrativo e magistrati.Il quadro è ”particolarmente grave” in Sicilia e la Calabria, dove manca ”un magistrato ogni cinque previsti in organico”. E soprattutto nelle procure: in Calabria non c’è il 35% dei pm, in Sicilia il 37% e in diversi uffici requirenti del distretto di Caltanissetta ” è ormai presente solo la persona del procuratore”. Contro il fenomeno mafioso, che è ”una grande questione nazionale”, serve invece una ”mobilitazione permanente”, sostiene il Csm, che invoca ”iniziative coordinate” con Governo e Parlamento, a cominciare dalla questione degli organici.