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Intercettazioni: ecco cosa cambia con l’emendamento del governo

Giacomo Caliendo

Le intercettazioni che abbiano una certa rilevanza potranno essere pubblicabili. E’ quanto prevede, in sintesi, l’emendamento presentato oggi dal Governo in commissione Giustizia alla Camera.

Ci sarà la copertura del segreto fino al momento della cosiddetta “udienza-filtro”: quella nella quale il pubblico ministero dovrà decidere quali siano quelle rilevanti e quali no. Ed è proprio l’inserimento di questa previsione che consentirebbe di superare l’ostacolo della cosiddetta ”doppia conforme”, il termine con il quale si usa indicare il voto già espresso dalla Camera e dal Senato su una determinata parte del testo.

E’ vero, infatti, che sulla pubblicabilità o meno degli atti c’è già stato il via libera di entrambe le Camere, ma con questa aggiunta, spiega anche il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, il discorso cambia perché è una previsione diversa (ad un testo cambiato decine di volte) che si aggiunge e non si sostituisce alle parti già votate.

Grazie a questa disposizione, dunque, l’emendamento potrebbe essere considerato ammissibile dagli uffici di Montecitorio. O, almeno, così si spera. Nella proposta di modifica firmata dal sottosegretario alla Giustizia, si affrontano anche i vari momenti del procedimento nei quali i magistrati decidono di utilizzare le intercettazioni, che sono poi i momenti nei quali solitamente si viene a conoscenza del loro contenuto.

Si tratta sostanzialmente di tre momenti: a conclusione delle indagini preliminari; quando il magistrato dispone una misura cautelare; o quando si dispongono dei mezzi di ricerca della prova come, ad esempio, le ispezioni, i sequestri o le perquisizioni.

A conclusione delle indagini preliminari. Dopo aver premesso che il contenuto delle intercettazioni è sempre coperto da segreto fino alla conclusione dell’udienza-filtroàsi dice anche che, alla fine delle indagini preliminari, o per volontà del magistrato, o su richiesta delle parti, si può decidere di ripensarci. Di considerare, cioè, rilevanti intercettazioni che prima erano state considerate irrilevanti e che, come tali, erano state depositate nell’archivio segreto previsto dal ddl.

Misure cautelari e mezzi di ricerca della prova. Il Pm può decidere, anche prima dell’udienza-filtro (per la quale peraltro non viene indicato alcun termine), di disporre una misura cautelare. In questo caso, si prevede che il Pm, nel chiedere l’autorizzazione al Gip, disponga una trascrizione delle “conversazioni che ritenga più rilevanti”. Il Gip, a sua volta, provvede alla richiesta del Pm indicando quali siano, a suo avviso, le intercettazioni rilevanti ai fini della decisione, restituendo le altre al Pm. Analoga la procedura nel caso in cui il Pm decida di disporre un’ispezione o, ad esempio, una perquisizione, sempre basandosi su quanto emerso dalle intercettazioni. Giudice e Pm, in tutti questi casi (misure cautelari e mezzi di ricerca della prova), potranno decidere di opporre comunque l’obbligo del segreto ”se il contenuto delle conversazioni può ledere la riservatezza delle persone coinvolte”.

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