Intercettazioni, Fini ai suoi: “Ci siamo fatti male da soli”

Pubblicato il 12 Giugno 2010 10:31 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2010 10:39

Gianfranco Fini

“Ci siamo fatti male da soli” . Il presidente della Camera Gianfranco Fini, in un colloquio con alcuni suoi collaboratori riportato dal “Corriere della sera”, esprime le sue perplessità sul ddl intercettazioni e annuncia che se proprio lo si vorrà votare entro l’estate non si opporrà, ma farà lavorare la Camera anche ad agosto, perché prima c’é da esaminare la manovra economica.

“Non mi pare sia sia stato un capolavoro politico bensì la dimostrazione di come ci si possa fare del male da soli”, è il giudizio del presidente della Camera sul cammino del contestato disegno di legge, che ha provocato la “sollevazione” dei media e le riserve di “quattro quinti” dei giuristi.. Fini riconosce che esiste “un uso distorto” delle intercettazioni che va regolamentato; è il metodo scelto dalla maggioranza per arrivarci che non gli è piaciuto: un metodo “pasticciato’, lo definisce. ‘Si e’ andati avanti a zig zag, senza una stella polare. Ho perso il conto delle fiducie che sono state poste in Parlamento”.

Ma non è solo questione di metodo. Anche il contenuto del provvedimento non convince del tutto il presidente della Camera: “Non c’é dubbio che il testo sia stato ampiamente migliorato, ma non è certo il miglior testo possibile”. Fini vede il rischio di un percorso a ostacoli del provvedimento anche dopo l’approvazione del Parlamento : ” Non é detto che se superasse l’esame della Camera si concluderebbe la vicenda” osserva, riferendosi agli altri passi che dovrà compiere il provvedimento: firma di Napolitano, possibile vaglio della Corte Costituzionale ed eventuale referendum. Ed’ é proprio il referendum che preoccupa di più Fini: “Se si respirasse la stessa aria di questi giorni allora non scommetterei sull’esito”.

Il presidente della Camera fa capire di non voler arrivare alla rottura con Berlusconi, specie sui tempi di approvazione del provvedimento. Se Berlusconi e la maggioranza gli chiedessero di farlo approvare entro l’estate non si opporrebbe. Ma “chi si assumesse questa scelta se ne assumerebbe la paternità” e “non potrebbe nascondersi dietro il voto di astensione” con il quale Berlusconi nell’ufficio di presidenza del Pdl ha preso le distanze dal compromesso raggiunto dal Pdl. ‘Il tempo per esaminare il provvedimento e votarlo prima della chiusura estiva c’é”, sottolinea Fini.

Che però preferirebbe un’altra strada: “Buon senso vorrebbe che si procedesse in modo diverso. Se sono stati impiegati due anni per discutere la legge non sarebbe un errore sfruttare un po’ di tempo in più, qualche mese, per ridurre il dissenso che c’é intorno a queste norme. Perché non cambiare prima quello che è palesemente da cambiare? Si eviterebbe un atteggiamento che considero autolesionista e soprattutto si eviterebbe di fare la fine di Sisifo”.

Se però “così va il mondo” , se il premier insisterà per il sì entro l’estate Fini ne prenderà atto. Su una cosa però resta ferma la sua contrarietà: il ricorso alla fiducia: “Spero che il governo ci pensi bene prima di farlo, spero che ci pensi non due ma quattro volte”. Tornando ai tempi per esaminare il testo, Fini ribadisce che é prioritaria la manovra economica. Se però si vorrà portare in aula il ddl sulle intercetazioni si potrà “lavorare a oltranza e sfruttare le prime due settimane di agosto”.