“Niente intercettazioni nei processi in corso”. I dubbi di Fini: “Irragionevole”

Pubblicato il 31 Maggio 2010 17:24 | Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2010 18:19
gianfranco fini

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini non è affatto convinto dal disegno di legge sulle intercettazioni attualmente in discussione in Senato: “Ho dubbi sul testo”, ha detto il presidente della Camera.

Fini cita in particolare la norma transitoria e spiega che “é in contrasto con il principio di ragionevolezza”. Con questa norma, infatti, l’inutizzabilità delle intercettazioni sarebbe estesa anche ai processi in corso.

Per il presidente della Camera “é opportuno che il Parlamento rifletta ancora su questo testo”. “Mi inquieta un po’ – ha aggiunto Fini – anche il limite di tempo. Io non so se i 75 giorni sono un numero giusto o sbagliato: ma se si capisce che il giorno successivo al settantacinquesimo accade qualcosa non si può continuare?”.

Per il presidente della Camera “non si può perciò usare la mannaia”. Per questo Fini auspica “che il dibattito affronti queste questioni che non sono state valutate bene specialmente dalla maggioranza. Se i deputati alla Camera lo riterranno necessario si potrà intervenire”.

Il presidente della Camera spiega che il ddl sulle intercettazioni è necessario perché “c’é stato un uso eccessivo di questo strumento”, ma bisogna evitare “di usare la scimitarra, che va bene nei comizi, e si può usare il fioretto”.

Fini usa anche un’altra metafora per parlare del provvedimento legislativo: “Se si va a gamba tesa per colpire con l’obiettivo di intimidire non va bene”.

Il presidente della Camera aggiunge: “Non sposo la tesi di chi dice che la legge non serve. Basta pensare che le spese per le intercettazioni in Italia sono cinque volte maggiori di quelle degli Stati Uniti d’America. Mi sembra che ci sia stato un uso eccessivo”. Fini critica soprattutto “l’effetto strascico, che porta ad ascoltare cose non attinenti all’indagine”.