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Intercettazioni, il governo rinuncia al bavaglio: pubblicabili quelle “rilevanti”

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Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi

Alla fine il tanto atteso emendamento del governo al ddl intercettazioni è arrivato: è il risultato del lavoro del sottosegretario Giacomo Caliendo e dei tecnici del ministero della Giustizia. L’emendamento prevede che durante le indagini in cui siano state utilizzate delle intercettazioni si faccia un’udienza “filtro” in cui il giudice e le parti decidono quali sono le intercettazioni rivelanti e quali no. Quelle rilevanti, a questo punto, potranno essere pubblicate “anche per riassunto” e prima della fine delle indagini preliminari. E il governo, così, rinuncia al bavaglio, contestato sia dall’opposizione che dall’ala finiana del Pdl.

In poche parole nel corso delle indagini l’obbligo del segreto per le intercettazioni ‘cade’ ogni qual volta ne sia stata valutata la rilevanza. Le intercettazioni, cioè, saranno coperte da segreto fino alla conclusione della cosiddetta ‘udienza-filtro’ durante la quale il magistrato dovrà escludere quelle estranee alle indagini. Durante la cosiddetta “udienza filtro”, quindi, si selezionano le intercettazioni depositate dal pm e si escludono quelle relative a fatti, circostanze o persone estranee alle indagini.

Stabilito questo principio, il governo propone quindi di sopprimere tutta quella parte del testo nel quale si prevede il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini. Ma si sopprime anche la norma che specificava il regime delle intercettazioni allegate all’ordinanza cautelare. Le intercettazioni, comunque, secondo quanto si legge nel testo messo a punto dal governo, sono sempre coperte dal segreto fino a quando le parti non ne vengano a conoscenza.In questo modo, le intercettazioni considerate da giudice e pm rilevanti, potranno essere pubblicabili ”anche per riassunto” e anche prima della fine delle indagini preliminari.

Il meccanismo previsto implica la necessità di restituire al Pm la facoltà di operare uno stralcio per tutelare la segretezza delle indagini. Nell’emendamento sono poi indicate tutte le modalità tecniche per selezionare le intercettazioni rilevanti e si stabilisce il divieto di trascrivere parti di conversazioni che riguardano fatti, circostanze o persone estranee alle indagini. Giudice e pm potranno poi disporre, con decreto motivato, l’obbligo del segreto, quando il contenuto delle conversazioni trascritte potra’ ledere la riservatezza delle persone coinvolte. I difensori potranno estrarre copia delle trascrizioni e potranno trasferire le registrazioni su un supporto informatico.

Nella proposta di modifica che porta la firma di Giacomo Caliendo, si disciplinano anche i casi in cui il giudice e il pm, prima che ci sia ‘l’udienza-filtro’, utilizzino le intercettazioni per emettere, ad esempio, dei provvedimenti cautelari oppure per atti che riguardano la ricerca della prova (ad esempio, un’ordinanza di custodia cautelare oppure un decreto di perquisizione). In questi casi, saranno il pm e il giudice a dover selezionare quali conversazioni dovranno essere trascritte, in quanto rilevanti, per adottare la misura cautelare o l’atto d’indagine (che in quanto atti pubblici e noti all’indagato secondo la norma vigente possono essere pubblicati e divulgati dai giornali).

Si stabilisce, infine, che, dopo la conclusione delle indagini preliminari, nell’udienza preliminare e nel dibattimento, il giudice potrà sempre disporre su richiesta delle parti o anche d’ufficio l’esame dei verbali e l’ascolto delle registrazioni custodite nell’archivio riservato e potrà acquisire con ordinanza le intercettazioni in precedenza ritenute prive di rilevanza.

L’esultanza dei finiani. L’emendamento presentato dal governo al ddl intercettazioni sembra incontrare il parere favorevole dei finiani. ”Credo che sia innegabile – dichiara il presidente della Commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno – il fatto che questo emendamento presentato dal governo vada incontro alle istanze che vengono dal mondo dell’informazione”.

”E siccome si tratta di istanze che anche io ho condiviso – prosegue la deputata finiano – questa opzione, per me, e’ estremamente positiva”. ”La proposta di modifica va in una direzione che di fatto – conclude – non e’ solo un passo, ma un balzo in avanti”.

”Cade così il bavaglio per la stampa – commenta la finiana Annamaria Siliquini – è una vittoria del Parlamento”.

Fini. In serata arriva anche il commento di Gianfranco Fini. Nell’accordo trovato in Parlamento sulle intercettazioni ”ha prevalso il buon senso” ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, secondo il quale ”il Parlamento, dopo tanti dubbi, ha trovato un punto d’intesa su tre principi: la tutela della privacy, la liberta’ di stampa, la possibilita’ per la magistratura e la polizia di indagare”. ”C’e’ stato un momento – ha proseguito Fini – in cui quell’equilibrio non c’era e, anche se mi hanno dato del traditore, del comunista, era giusto fare nel Pdl quella battaglia che e’ stata fatta”.

”Penso che una legge sulle intercettazioni sia comunque necessaria – ha sottolineato Fini – Se io o un’altra persona parliamo al telefono di pettegolezzi che non c’entrano nulla con un’eventuale inchiesta in corso, è semplicemente una vergogna trovare quelle chiacchiere, pronunciate in privato, sui giornali. Non è questo il punto, ma partendo da un principio giusto, poi, in corso d’opera si è raggiunto qualcosa tutt’altro che giusto. L’articolo 21 della Costituzione garantisce la liberta’ di stampa. E’ giusto tutelare la privacy, c’e’ la riservatezza delle comunicazioni, ma non puo’ essere garantita la privacy a discapito della liberta’ di informazione”.

”Voglio vivere – ha aggiunto – in un Paese in cui ogni giornale scrive quel che vuole ogni giorno, si assume la responsabilita’ di quello che scrive, scrive che ci sono delle indagini in corso. Sarebbe veramente un brutto momento se non si potesse scrivere che e’ stata aperta un’indagine, che e’ stata avviata un’inchiesta o che e’ stato spiccato un ordine di arresto. Questo e’ certamente possibile, insieme al divieto di pubblicare le chiacchiere, il gossip, il pettegolezzo, cosi’ come, nell’ambito della legge, era sacrosanto continuare a garantire alla polizia e alla magistratura di poter combattere il crimine anche attraverso le intercettazioni. C’e’ stato un momento, secondo me, in cui quella garanzia non era al 100% reale”.

”C’e’ stato un momento in cui l’equilibrio – ha ricordato Fini – il punto di intesa ragionevole che e’ stato raggiunto, non c’era. Era giusto nel Pdl fare la battaglia che abbiamo fatto”.

Berlusconi incassa il colpo. A non essere contento, invece, è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che durante la presentazione del Milan dice: “Con le modifiche di oggi la legge sulle intercettazioni lascerà pressappoco la situazione come e’ adesso, e cioe’ non lascera’ gli italiani parlare liberamente al telefono e l’Italia non sara’ un Paese davvero civile”.

Alfano: testo unico punto d’arrivo. ”Dopo due anni di lavoro e discussioni parlamentari, posso affermare che il testo odierno sulle intercettazioni è l’unico punto di arrivo attualmente possibile, stante l’attuale situazione parlamentare ed istituzionale, al fine di conciliare diritto alla privacy, diritto di cronaca ed efficienza delle indagini”. Lo dice il ministro della Giustizia, Angelino Alfano a proposito del provvedimento sulle intercettazioni.

Era stato lo stesso Alfano, pochi giorni fa da Bruxelles, a dirsi fiducioso del confronto in atto per trovare ”un punto di equilibrio piu’ efficace”. ”Stiamo lavorando nel Pdl tutti insieme per avere l’unita’ su un disegno di legge che tuteli la privacy e che non indebolisca l’informazione e la capacita’ di investigazione”. aveva detto.

Anm:ok testo. ‘Prendiamo atto di come il governo, con l’emendamento sulla cosiddetta udienza filtro, abbia recepito sostanzialmente un’istanza avanzata fin dall’inizio dall’Anm. Adesso si mettano da parte tutte quelle disposizioni contenute nel ddl che limitano l’utilizzo dello strumento investigativo delle intercettazioni, come quelle che prevedono la competenza del tribunale collegiale che produrranno effetti devastanti sul funzionamento degli uffici giudiziari”: cosi’ il presidente dell’ Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, commenta le novità al testo sulle intercettazioni.

Siddi: emendamento base per cambio di passo. ”In attesa di potere leggere il nuovo testo coordinato, l’emendamento alla cronaca giudiziaria rispetto alle norme votate in Senato va sicuramente nella direzione dell’auspicata udienza-filtro e dello stralcio degli ascolti estranei al contenuto delle indagini”. Lo afferma all’Ansa il segretario generale della Fnsi Franco Siddi commentando l’emendamento del Governo al ddl intercettazioni. ”Pare emergere per la prima volta – ha aggiunto Siddi – un parziale ascolto delle posizioni espresse da diverse rappresentanze della societa’ civile e in primo luogo dal sindacato dei giornalisti, considerati fin qui solo biechi fomentatori”. ”La realta’ – ha aggiunto Siddi – e’ che quella democratica e’ una fatica ineludibile e che sul merito delle questioni che riguardano i principi della convivenza civile, per i quali il diritto all’informazione leale e’ essenziale, non si possono fare ragionamenti con lo schema della vendetta continua”. ”Occorre ora capire – ha detto ancora il segretario della Fnsi – se alla Camera per l’udienza filtro si fara’ uno sforzo supplementare per introdurre un termine, cosi’ come un tempo limite deve essere stabilito per il segreto giudiziario. Per quanto riguarda la pubblicazione degli atti, deve cadere qualsiasi divieto dopo il rinvio a giudizio ed e’ bene riflettere sulla pubblicabilita’ per riassunto della parti gia’ depositate che puo’ dare luogo a usi strumentali. Se si vuole c’e’ la base per un cambio di passo”.

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