Intercettazioni e legge bavaglio.La finta di Alfano: il testo della Camera è una beffa per le opposizioni e il paese

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 30 Maggio 2010 15:59 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 19:28

Giuseppe Giulietti

Tra i diritti previsti esiste sicuramente anche quello di poter credere al volo degli asini e alla fata turchina.

In questa fattispecie rientrano sicuramente alcune dichiarazioni e persino alcuni pezzi di cronaca dove si potevano e si possono leggere affermazioni simili: “Migliorato il testo del ddl Alfano, si aprono spiragli per il diritto di cronaca..”.

Il ministro Alfano, con raro sprezzo del ridicolo, si loda da solo e aggiunge: “Adesso non mi vengano più a parlare di rischi per la libertà di informazione”.

Appunto: gli asini possono volare, ma che vogliano anche il nostro consenso ci sembra davvero osceno e disgustoso.

Di quali miglioramenti stiamo parlando? Vogliamo prenderci per i fondelli? Il testo che si sta ora discutendo al Senato non è niente altro che quello approvato alla Camera dei deputati contro il quale si levò la critica compatta di quasi tutti i costituzionalisti, i magistrati, gli editori, i giornalisti, non solo in Italia, ma in Europa.

Contro quel testo è stato minacciato il ricorso alla Corte europea, alla Corte costituzionale e persino alla disobbedienza civile. Per altro proprio su quel testo il presidente Napolitano ritenne di dover chiedere chiarimenti urgenti al ministro Alfano.

Gli emendamenti che erano stati aggiunti al Senato rispondevano, come avevamo anticipato su Blitz, allo schema del poliziotto buono e di quello cattivo. Uno finge di inasprire le pene, l’altro tenta la mediazione e così si ritorna al testo originario, avendo fatto finta di fare una concessione alle proteste della opposizione e di tanta parte della pubblica opinione.

Nessuno si faccia trarre in inganno da questo imbroglio che per altro corrisponde ad uno dei più classici schemi utilizzati da sempre da Berlusconi, in particolare quando si tratta di far approvare una norma che lo riguardi direttamente.

Per quanto attiene, invece, al diritto di cronaca, il cuore del provvedimento sta nel divieto assoluto di pubblicare alcunché sino al dibattimento: per anni e anni il cronista dovrebbe fingere di non sapere e la pubblica opinione dovrebbe essere oscurata, messa in condizione di non sapere e dunque di non poter formarsi una opinione in modo libero e consapevole. Questa parte non è stata sfiorata da emendamento alcuno e non lo sarà perché questa è la sostanza, il resto sono solo accidenti, appendici, comprese le minacce di carcere e le multe, che per altro non sono affatto scomparse.

Il ministro Alfano vorrebbe che la eventuale trattativa assumesse un aspetto solo quantitativo, una sorta di trattativa da mercatino rionale: qualche giorno di carcere in meno, qualche etto in meno di multe, qualche giorno in più per le intercettazioni, qualche reato in più da inserire, qualche soldo in più per consentire gli ascolti, ma il tutto senza sfiorare la sostanza di quella che era ed è una vergognosa legge bavaglio.

Nei prossimi giorni questa offensiva politica e mediatica, complice il polo Raiset, crescerà di intensità, tenterà di convincere i cittadini ad indossare allegramente i cappucci e i bavagli, confermando pienamente le parole scritte da Umberto Eco sui rischi di un colpo di stato strisciante, anzi strusciante, segnato da piccoli colpi di mano quotidiani,da umiliazioni progressive della costituzione e dello stato di diritto.

Altro che testo migliorato!

Per queste ragioni e senza perdere tanto tempo in chiacchiere sarà il caso di preparare una grande campagna civile che si ponga l’obiettivo di disattivare la norma, di beffare il censore e di illuminare sempre e comunque quello che vorrebbero oscurare.

Le nuove forme di comunicazione, la rete, questi spazi liberi ci consentiranno di dare scacco al re, di beffare il nuove duce e di sbeffeggiare i suoi gerarchi che, tardi troppo tardi, comprenderanno di aver messo i loro piedi sopra una colossale buccia di banana.