Intercettazioni. Manganelli: “Ridurle? Se ci sono strumenti alternativi”

Pubblicato il 21 maggio 2010 21:47 | Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2010 22:18

Antonio Manganelli

Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, difende le intercettazioni come “strumenti a disposizione degli investigatori, se si intende ridurli o regolarli diversamente deve esserci la possibilità di far ricorso ad altri strumenti”. Questa la risposta data agli studenti venerdì mattina nella palestra del liceo “Pietro Colletta” di Avellino. E in Italia, secondo il capo della Polizia “non c’é un complesso di altri strumenti a cui far ricorso, come per esempio negli Usa”.

Una riflessione, dunque, “cauta” sull’argomento da parte del prefetto, che guarda però con ottimismo alla possibilità che in Parlamento “si arrivi, come sembra stia avvenendo, ad un punto di incontro”. Manganelli non ha però anche dei dubbi sugli abusi che derivano dalle intercettazioni. “Mi auguro che ci sia una stretta sull’attivazione di quelle cosiddette a strascico, che non hanno cioé una mirata consapevolezza. A queste, si aggiunge il cattivo uso successivo, che determina ulteriori abusi, legato alla divulgazione mediatica di fatti, persone, conversazioni e cose che nulla hanno a che vedere con le indagini, i reati e la persona degli indagati”.

Per Manganelli, “legalità e trasparenza sono complementari. Il sistema sicurezza del nostro Paese è, e dovrà essere, un palazzo di cristallo attraverso il quale si vede esattamente ciò che accade dentro. E’ questo il messaggio che trasferisco sempre ai miei uomini e ai cittadini che devono essere al nostro fianco non solo per solidarietà a chi fa un lavoro anche estremamente difficile ma perché oggi, nel contesto di sicurezza partecipata, sono essi stessi protagonisti della produzione di sicurezza assolvendo fino in fondo al proprio ruolo nel lavoro e nelle professioni in cui sono impegnati”.