Intercettazioni, Pd e Udc votano l’emendamento del governo

Pubblicato il 22 luglio 2010 11:18 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2010 11:56

Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia alla Camera

L’emendamento del governo che toglie il bavaglio alle intercettazioni mette d’accordo anche l’opposizione. E’ stata infatti approvata dalla Commissione Giustizia della Camera la proposta di modifica del governo: ed è passata anche con i voti del Pd e dell’Udc.

Dei gruppi dell’opposizione ha votato contro solo l’Idv. ”Abbiamo deciso di votare sì – spiega il centrista Roberto Rao – perchè è un emendamento migliorativo del testo. Ma ora ci impegneremo affinchè vengano migliorate anche le altre parti del provvedimento”.

La proposta di modifica prevede sostanzialmente la possibilità di pubblicare le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini.

Soddisfazione e’ stata espressa dal capogruppo del Pdl in commissione, Enrico Costa: ”Questo voto e’ senz’altro un fatto importante – commenta Costa -. L’opposizione, nonostante le critiche e l’ostruzionismo, evidentemente non poteva fare altrimenti. L’emendamento del governo, infatti, conteneva molte delle loro richieste di modifica”.

”Auspichiamo adesso un atteggiamento altrettanto responsabile dell’opposizione nel prosieguo dell’esame del ddl”. Secondo Costa, i lavori della commissione sul ddl si chiuderanno al piu’ presto. ”Senz’altro – conclude – saremo pronti per il 29”, giorno in cui e’ atteso il provvedimento in aula.

Intanto il né il Quirinale né il Csm danno pareri sul testo. Nessuna discussione stamane in plenum del Csm al parere critico dato dalla VI Commissione sul ddl intercettazioni. Una nota della presidenza della Repubblica, infatti, avverte che non c’è stato “tempo per esprimersi” sull’ordine del giorno aggiunto da portare in plenum e dunque ”in ventiquattro ore non e’ arrivato l’assenso” alla trattazione della pratica.

Lo ha riferito lo stesso vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, in apertura della seduta di stamane, riferendo di una ”distrazione della burocrazia interna” in base alla quale si pensava che il Quirinale avesse dato il via libera all’ordine del giorno aggiunto. A questo punto Mancino ha sollecitato il Csm a ”usare la ragione piuttosto che la legittimazione” e dunque a rinviare la trattazione del parere sulle intercettazioni al nuovo Csm, visto che l’attuale cadrà il prossimo 31 luglio.

Tra le pratiche su cui si dovrà esprimere il prossimo Csm Mancino indica anche la modifica alla circolare sugli incarichi extragiudiziari e quella sulla direzione distrettuale antimafia. ”E’ preferibile usare la ragione piuttosto che la legittimazione – aggiunge il vicepresidente del Csm – c’è bisogno dell’assenso del Quirinale che al momento non è arrivato. Preferirei che non ci fosse una ragione formale di non assenso”. Alla comunicazione di Mancino ha replicato il consigliere togato di Magistratura democratica, Livio Pepino: ”Io credo che non siamo consiglieri dimezzati – ha reclamato -, mi ritengo legittimato a discutere” il parere sulle intercettazioni cosi’ come altre pratiche rimaste in sospeso.

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