Intercettazioni, la bozza. Fino al dibattimento niente “riassunti” sui giornali

Pubblicato il 18 giugno 2012 10:31 | Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2012 15:09
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Paola Severino (LaPresse)

ROMA – Fino al dibattimento “riassunti” degli atti del processo off limits sui giornali: passato il governo Berlusconi, con Mario Monti premier si riaffaccia la questione intercettazioni e stampa, visto che nella bozza che porta il nome del ministro della Giustizia Paola Severino, sarebbero saltate due righe chiave che fanno riaccendere la spia dell’allarme “bavaglio”.

Repubblica snocciola, in un articolo a firma di Liana Milella, le tre novità del testo. Una è il divieto per i giornalisti di pubblicare stralci di atti del processo fino alla fase del dibattimento. Le altre invece riguardano le sanzioni: l’arresto fino a 30 giorni, e per le telefonate da distruggere o che coinvolgono terze persone estranee alle indagini fino a tre anni, e multe assai salate, in caso il cronista e il suo giornale decidano di pubblicare i testi relativi.

Stando a quanto scrive Repubblica chi pubblica le intercettazioni su persone coinvolte nelle conversazioni ma senza “ruolo” nel processo rischia il carcere da sei mesi fino a tre anni  perché il materiale riguarda “fatti, circostanze e persone estranee alle indagini di cui sia stata disposta l’espunzione”.

Altra novità rispetto al testo dell’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano sono le multe più l’arresto fino a 30 giorni per chi decide di pubblicare conversazioni destinate al segreto fino alla discovery del processo. La multa parte da 2mila euro e può arrivare fino a 10mila. “Graziato” l’editore perché “la sanzione pecuniaria da 50 a cento quote” risulta cancellata. Un’altra cancellatura “pesante” balza all’occhio sugli spazi di pubblicazione, disciplinati dall’articolo 114 del codice di procedura penale.

LA REPLICA DEL MINISTRO SEVERINO Il pacchetto sulle intercettazioni ”lo sto studiando” con l’obiettivo di trovare ”un equilibrio tra il diritto-dovere del giornalista di informare e il diritto alla privacy. Non ci sarà nessun bavaglio alla stampa”,  ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino.

Si tratta di una ”riforma estremamente delicata – ha detto il ministro – in cui i punti piu’ difficili da coordinare sono da una parte il diritto-dovere del giornalista di dare informazioni, soprattutto quando si tratta di indagini delicate, e dall’altra il diritto alla privacy”. Severino ha spiegato che ”potrebbe esserci una fase eventualmente anche molto anticipata delle indagini in cui sarà il magistrato a selezionare le notizie che hanno rilevanza dal punto di vista processuale e questi atti saranno pubblicabili”.

In sostanza, saranno garantite ”tappe nelle quali ci sarà la doverosa informazione sui momenti fondamentali dell’indagine e su fatti concretamente rilevanti. Questo è l’equilibrio a cui ho pensato e di cui ho parlato nell’incontro con i partiti: è una cosa difficile ma non impossibile”. Il Guardasigilli assicura che non ci sarà  un blackout fino al processo perché, ha ribadito, ”ci sono momenti in cui certamente l’informativa sara’ possibile e saranno quelli su cui gia’ oggi si concentra l’attenzione dell’opinione pubblica, come per esempio le misure cautelari e gli ordini di perquisizione. E qui bisognerà fare affidamento sui magistrati per la selezione delle notizie rilevanti”. Il ministro non nasconde poi che ”ci sono altre difficoltà di ordine tecnico-parlamentare: proprio per questo è un intervento che non può essere né affrettato né precipitoso ma va accuratamente ponderato”.