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Intercettazioni, ecco come cambia il testo passato in Commissione Giustizia

Intercettazioni pubblicabili se ‘rilevanti’, proroghe degli ascolti di 15 giorni, possibilità di collocare ricetrasmittenti anche in automobili o in uffici, sanzioni per gli editori ridotte. Sono queste alcune delle novità contenute nel disegno di legge anti-intercettazioni appena licenziato dalla commissione Giustizia della Camera. Un testo molto diverso da quello approvato dal Senato nel giugno scorso.

Questo, in sintesi, il contenuto del provvedimento:

Reati intercettabili. Sono intercettabili tutti i reati più gravi (mafia, terrorismo, sequestro di persona) e quelli puniti con più di cinque anni di reclusione, compresa la corruzione. Vi rientra anche lo stalking.

Limiti. I telefoni potranno essere messi sotto controllo per 75 giorni prorogabili di 15 in 15 fino alla fine delle indagini preliminari. Per i reati più gravi il limite è di 40 giorni prorogabili di 20 in 20.

Divieti e sanzioni. Il giornalista rischia un mese di carcere o una multa fino a 10mila euro. Gli editori dovranno invece rispondere solo della pubblicazione delle intercettazioni ‘irrilevanti’ di cui è stata ordinata la distruzione, ma la sanzione sarà inferiore rispetto al Senato: dalle 50 alle 200 quote, cioè una pena massima di 300 mila euro. Le intercettazioni “rilevanti” potranno essere pubblicate dopo la cosiddetta “udienza-filtro”, quella nella quale si fa la selezione tra gli ascolti rilevanti e non. Quelle irrilevanti resteranno custodite in archivio segreto.

Talpe. Chi passa ai cronisti atti del procedimento coperti da segreto rischia fino a 6 anni di carcere, diventando intercettabile.

Intercettazioni ambientali. Si potranno piazzare microfoni anche in automobili o uffici. Viene reinserito il concetto di “privata dimora”,  pertanto il divieto di mettere cimici varrà solo per le abitazioni private, a meno che non si sappia che lì si stia svolgendo un reato. Cade il termine dei tre giorni per le proroghe.

Pm troppo loquaci. Il pubblico ministero potrà essere sostituito se farà dichiarazioni sul procedimento a lui affidato o se svelerà segreti. Ma la sua sostituzione dovrà essere decisa dal capo dell’Ufficio dopo che sia stata esercitata contro di lui l’azione penale, e non dalla sua iscrizione nel registro degli indagati.

Iene e D’Addario. Chi fa registrazioni in maniera fraudolenta, come la escort Patrizia D’Addario o come le ”Iene”, rischia fino a tre anni di carcere. Il testo del Senato cambia: la pena massima prevista era prima di quattro anni.

Clero. Se ad essere ascoltato è un sacerdote, il pm deve avvertire la diocesi. Se è un vescovo, la segreteria di Stato vaticana.

Bocciata la norma Falcone. Se si indaga contro reati di criminalità organizzata non mafiosa non si avranno le stesse facilitazioni previste per quelli di mafia. Con il ddl si cancella l’art. 13 della legge Falcone (n. 203 1991). Quindi diventerà quasi impossibile intercettare organizzazioni criminali dedite, ad esempio, a usura o a reati contro la Pubblica Amministrazione.

Tribunale collegiale. Ogni volta che il pm chiederà l’autorizzazione a intercettare sarà il Tribunale distrettuale del capoluogo in composizione collegiale a dover decidere. Solo sulla richiesta dei tabulati telefonici basterà il via libera del gip.

Obbligo di rettifica per i blog. Anche per i blog rimarrà l’obbligo di rettifica entro 48 ore. L’emendamento che puntava a sopprimere la norma è stato bocciato.

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