Irpef media pagata: 18,7% del reddito. L’Italia paga poco di tasse. Vero ma incredibile come Babbo Natale trans

di Lucio Fero
Pubblicato il 12 Novembre 2010 15:27 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2010 15:57

E’ come se vi dicessero che Babbo Natale è un trans e Silvio Berlusconi è gay. Non ci credereste mai, neanche se vi portassero le prove, le foto, i documenti. E fareste bene perché il vecchio con la barba e l’anziano presidente sono indiscutibilmente maschi entrambi. Però adesso vi sbattiamo in faccia i numeri, numeri veri e voi non ci crederete lo stesso. E farete male, anche se comprensibile è la vostra incredubiltà. Quali numeri? Quelli che dicono, senza alcuna possibilità di essere creduti come Cassandra, che è falso che gli italiani pagano troppe tasse ed è altrettanto falso che in Italia non ci siano in giro soldi pubblici, ad esempio, solo l’ultimo, per Pompei.

Le tasse. Lo sapete quanto è l’Irpef media pagata in Italia? In percentuale il 18,7 per cento del reddito dichiarato. Come il 18,7 per cento? Così poco? Deve essere un errore o peggio una balla. No, è l’esatta cifra che si desume dai dati ufficiali delle dichiarazioni dei redditi 2008. Diciotto virgola sette per cento, quasi la metà di quella percentuale che il Berlusconi anti tasse dichiarò tanto tempo fa congrua, giusta e invalicabile: “Se uno paga un terzo del suo reddito in tasse, va bene, altrimenti si spiega anche se non si giustifica l’evasione”. Così diceva Berlusconi e molti convennero con lui. E chi non era proprio d’accordo disse e dice ancora che sarebbe giusto pagare il 33 per cento, purtroppo non si può fare solo perché lo Stato ha tanti debiti e tante spese. Tutti dissero, dicevano e dicono: magari potessimo pagare solo il 33 per cento. La realtà dice: magari gli italiani pagassero il 33 per cento, sarebbe quasi il doppio di quanto pagano adesso.

Ma come è possibile, da dove esce quella media del 18,7 per cento? E’ appunto una media e ci si arriva, per via assolutamente matematica, partendo dal fatto che quasi undici milioni di italiani, 10,7 per l’esattezza, di tasse pagano zero. Zero legale, a norma di legge. Quasi undici milioni di italiani dichiaravano nel 2008 di avere redditi medi di 4.017 euro annui, neanche 350 al mese. Quindi, poverissimi e indigenti, non pagano tasse. Mettiamo siano tutti poveri davvero, undici milioni a quota zero la media nazionale di tasse pagate l’abbassano eccome.

E gli altri? Quasi ventuno milioni di italiani dichiaravano nel 2008 di avere reddito inferiori ai 15 mila euro annui, poco più di 1200 lordi al mese. Ventuno e undici fanno 33 milioni di italiani che pagano nulla oppure poco. E gli altri? Quali altri? Diciassette milioni di italiani dichiaravano nel 2008 di avere redditi annui tra i 15 e i 35 mila euro. Ecco, questi diciassette milioni pagano di tasse circa il 20 per cento abbondante del loro reddito. E gli altri? Gli altri rimasti sono lo scarso mezzo milione che dichiarava redditi sopra i centomila euro annui e quindi paga di tasse il 30 per cento abbondante del suo reddito.

Altri numeri, stavolta in percentuale. Il 26,5 per cento degli italiani dichiara redditi fino a 7,500 euro. Il 23,9 per cento redditi da settemila a quindicimila euro. Siamo già a metà della popolazione che dichiara di vivere al massimo con quindicimila euro all’anno. Il 16,4 per cento dichiara redditi da 15 a 20mila euro. Il 13,6 redditi da 20 a 26mila euro. Siamo all’ottanta per cento della popolazione che dichiara di vivere al massimo con 26 mila euro. Un 9,9 per cento si spinge a dichiarare redditi da 26 a 35mila euro, il 6,9 redditi da 35 a 70 mila euro. Sarebbe questa la magra consistenza del ceto medio a reddito medio-alto. I ricchi? Il 2,1 per cento che dichiara sopra i 70mila euro, se cinquemila euro lordi al mese sono ricchezza e non solo agiatezza.

Come apprendere che Babbo Natale è un trans, vero? Gli italiani pagano poche tasse. Anche se tutti piangono di pagarne troppe. Anche se non c’è associazione, sindacato, categoria che non chiede sgravio fiscale. Una sola grande attenuante a questa mastodontica bugia nazionale: la “media” contiene il fatto, aritmetico anch’esso, che chi paga tutte le tasse che deve paga troppo. Paga troppo individuamente qualcuno, pochi. In massa paghiamo poco, tutti insieme. L’evasione fiscale non è enorme, è inimmaginabile, indescrivibile. Ed è praticata da decine di milioni di italiani.

E i soldi pubblici che mancano per tutti, perfino per Pompei unica al mondo? Le carte del bilancio di Pompei antica raccontano nero su bianco che sono stati spesi 750mila euro per pagare uno studio affidato all’Università di Roma sulla “fruizione multimediale”. Che riparare una maniglia del bar è costato 655 euro. Che cinquecentomila euro hanno pagato uno studio sulla “sinestesia”. Che settantamila euro sono stati spesi per pulire e spazzare in attesa di una visita di Berlusconi poi mai avvenuta…E ancora, ancora. Ma cerchi invano nel bilancio gli euro spesi per la manutenzione. Milioni di euro invece spesi per gli “eventi”. Pompei è un esempio, solo l’ultimo. L’ultimo dell’altra grande bugia nazionale per cui “non c’è un euro”. Ce ne sono ogni anno 770 miliardi di spesa pubblica, quasi trecento in mano ai governi locali. Li spendono eccome, anzi li spandono. Come apprendere che Berlusconi è gay, vero? Solo che Berlusconi è maschio e Babbo Natale pure. Mentre tasse pagate e spesa pubblica distribuita sono “transgender”: sono il contrario di quello che sembrano, rispettivamente poche e troppa.