Italia 150. La Lega brontola, Berlusconi tira dritto: “Il 17 marzo si festeggi”

Pubblicato il 19 Febbraio 2011 15:24 | Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2011 15:47

ROMA- Se per la Lega andrebbe abolito anche il primo maggio per Silvio Berlusconi l’Unità d’Italia fa festeggiata e celebrata nel suo 150esimo anniversario. Il Carroccio brontola, ma Berlusconi tira dritto.

”Credo di sì, credo valga la pena di festeggiare”. Così il presidente del Consiglio lasciando Palazzo Grazioli ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se a suo giudizio fosse giusto proclamare festa nazionale a tutti gli effetti il 17 marzo.

In un’intervista a La Stampa il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli aveva detto: “I patti erano chiari. Quando fu approvata la legge dei 150 anni, avevamo avvertito: diamo il via libera ma a condizione che la festa non abbia effetti civili” ovvero ”non si doveva stare a casa dal lavoro”.

Nonostante i malumori, la Lega questa volta deve ingoiare il boccone amaro. Scuole, fabbriche e uffici resteranno chiusi per decreto: che ai leghisti piaccia oppure no. Lo ha stabilito il Consiglio dei ministri due giorni fa e i tre ministri della Lega sono stati contrari. Calderoli ha parlato di un decreto che è ”una follia incostituzionale”, dando il ‘la’  ad una rovente polemica politica: ”è una vergogna – ha detto Bersani, leader del Pd – avere un governo che si spacca su una cosa del genere”.

Il presidente della Repubblica, che ha sempre ricordato la centralità di questa data, ha detto che ”c’è l’impegno, ribadito anche dai cardinali Bertone e Bagnasco, per la partecipazione della Chiesa e in qualche forma anche del Pontefice alle celebrazioni per i 150/o dell’Unita’ d’Italia. Un fatto molto importante”, ha sottolineato Napolitano.

Il decreto legge, di soli due articoli, equipara il 17 marzo 2011 alle domeniche, all’1 gennaio, al 25 aprile, all’1 maggio e a tutti quei giorni (come previsto dall’art. 2 della legge 260 del 1949) ”considerati festivi”. Al pari di altre ricorrenze, poi, gli edifici pubblici saranno imbandierati. Il secondo articolo del decreto stabilisce che, ”al fine di evitare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e delle imprese private”, solo quest’anno si trasferiranno alla festa del 17 marzo ”gli effetti economici e gli istituti giuridici e contrattuali” previsti per la festività del 4 novembre. ”Questo non significa – ha pero’ precisato il ministro La Russa – che la Festa delle Forze armate sia stata abolita. Rimane nella prima domenica”. E comunque, assicura il ministro Brunetta, ”il 17 marzo è neutrale dal punto di vista dei giorni lavorati” nel corso dell’anno, perché ”nel 2011 diverse festività ‘mobili’ cadono nei giorni festivi e quindi non se ne ha l’effetto”.

Ma proprio i riflessi economici, in un anno di crisi, sono stati l’argomento principale di chi in questi giorni si è opposto alla festa – Confindustria e le altre associazioni delle imprese hanno ribadito che la festa sarebbe stata ”celebrata al meglio al lavoro” – paventando anche l’ipotesi di un ‘ponte’ lungo, da giovedì fino a domenica (almeno ”ci saranno effetti positivi sul turismo”, ha osservato il ministro Brambilla). Un argomento ripreso da Calderoli, che insieme a Bossi ha votato contro, mentre Maroni (di cui era previsto il ”concerto” sul provvedimento) se ne era gia’ andato. ”Fare un decreto legge – ha detto il ministro per la Semplificazione – per istituire la festivitè del 17 marzo, un decreto privo di copertura (traslare come copertura gli effetti del 4 novembre, infatti, rappresenta soltanto un pannicello caldo), in un Paese che ha il primo debito pubblico europeo e il terzo a livello mondiale è pura follia.Ed è anche incostituzionale”.