Italia che in Europa non conta più: dal bunga bunga di Berlusconi al deficit come la Spagna

Pubblicato il 31 Gennaio 2011 7:40 | Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2011 8:29

L’esclusione dll’Italia dal “concerto a tre” che ormai governa l’Europa ha avuto l’ultima conferma nel fatto che Nicolas Sarkozy, Angela Merkel, con la partecipazione di David Cameron si sono sentiti, forse via Skype, e hanno buttato giù un comunicato sulla crisi egiziana, senza nemmeno sentire il bisogno di cercare al telefono qualcuno in Italia.

Forse non ci hanno provato anche perché sapevano che avrebbero perso il loro tempo: chissà dove sarà primo ministro Berlusconi, forse impegnato in qualche bunga bunga del sabato sera; mentre i due personaggi più rilevanti dal punto di vista della politica europea, il ministro degli Esteri Franco Frattini e il ministro delle Finanze Giulio Tremonti erano in montagna a sciare, incuranti del fatto che la sponda dirimpettaia del Mediterraneo è per metà in fiamme. (Come non pensare al 26 luglio 1943, una domenica di sole a Roma, con tutti i gerarchi fedeli al duce al mare o in montagna o giocare a bocce).

Fare delle battute più o meno salaci in simili circostanze è quasi un gioco da bambini, e sarebbe anche divertente se non fosse che in ballo ci sono i nostri interessi collettivi e individuali, di nazione e di cittadini.

L’isolamento di cui soffre l’Italia non è certamente frutto di quanto si è letto sui giornali negli ultimi giorni. Il processo di disgregazione del legame tra il nostro paese e l’asse Parigi – Berlino intorno al quale gira l’Europa è in atto da decenni, anche se negli ultimi tempi ha avuto una accelerazione. E la accelerazione non è solo dovuta ai numeri da cabaret di Berlusconi ogni volta che va in giro per il mondo, alle sue gaffes internazionali, ai suoi comportamenti in mondo visione da caricatura del Bagaglino (parole di una delle commensali del bunga bunga di Arcore); non è nemmeno dovuta a tutto il liquame che i suoi avversari hanno messo nel ventilatore internazionale, nell’illusione di colpire solo Berlusconi ma in realtà spruzzandoci tutti di fango e umiliazione.

Sarebbe anzi molto pericoloso pensare che tutti i nostri mali si identificano in Berlusconi e nei suoi accoliti, foriero di grandi illusioni e gravi sciagure. I problemi dell’Italia si sono accumulati negli anni e il clamore sulle minorenni e l’attenzione quasi scientifica che tutti poniamo nel fatto se le animatrici delle noti di Arcore siano da considerare o meno prostitute rischiano solo di farci sorvolare sui nostri veri mali, che sono tanti e anche difficilmente curabili da chiunque.

Un articolo di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera di domenica 30 gennaio è da brividi. Ci ricorda che l’Italia non sta con i nobili del Nord Europa, ma con i barboni del Sud e che abbiamo lo stesso deficit della Spagna: 40 miliardi di euro ciascuno, che aggiunti ai 20 circa di Portogallo e Grecia fanno 120 miliardi cifra “identica al surplus tedesco”. A fronte di questo squilibrio, Giavazzi ci informa, se non l’avessimo già letto,  che i tedeschi, per continuare a finanziarci e qundi anche per salvare l’euro, ora pretendono “che ogni Paese appartenente all’eurozona modifichi la propria Costituzione, introducendovi la regola del pareggio di bilancio, come ha fatto la Germania due anni fa”.

Perché non ci siano dubbi, Giavazzi spiegha: “È una regola che non consente di usare la politica di bilancio come strumento per stabilizzare l’economia e che è particolarmente dura per i Paesi con molto debito. L’Italia sarebbe costretta a compensare con maggiori tasse o tagli alle spese ogni fluttuazione nei tassi di interesse”.

Una prospettiva da uragano tropicale. Basterà “mandare a casa” Berlusconi? La risposta che indirettamente dà alla domanda Bill Emmott, ex direttore del settimanale inglese Economist, in un articolo sul quotidiano La Stampa, fa gelare il sangue: “I politici, almeno tutti i politici nazionali, si sono lasciati alle spalle il mondo reale”.

Purtroppo, nella nostra situazione, non c’è solo il fatto che “il grande successo di Silvio Berlusconi, in effetti la vera eredità dei suoi anni a Palazzo Chigi, sia aver finalmente sostituito come cliché favorito tra gli stranieri per l’Italia «La Dolce Vita» con la frase «Bunga Bunga». […] il danno[ …] è molto più grave della semplice sostituzione di una bella immagine cinematografica con uno scollacciato esotismo”. “In questo gioco chiamato democrazia, la politica e il governo [sembrano] essere variabili indipendenti, attività non connesse, e [quasi si] potrebbe dedurne che in Italia il vero governo deve essere altrove, probabilmente in qualche luogo segreto, perché nessuno dei politici sembra avere nulla a che fare con esso”.

In Italia, scrive Emmott, è come se “nessuno risponde al telefono” di una ideale chiamata dal resto del mondo. E così si spiega anche lo sgarbo dei Merkel, Sarkozy e Cameron dell’altro giorno: “Non ha senso, pensano i governi stranieri o le imprese, chiamare l’Italia, perché il governo, e forse ogni iniziativa, non esiste più” in “questa scena politica triste, paralizzata, del tutto autoreferenziale”, in cui “la mancanza di leadership, o anche del desiderio di averne una, è scoraggiante”.

I mali dell’Italia economica sono noti a tutti: “la crescita economica più lenta rispetto ad altri Paesi della zona euro allargata, la caduta dei redditi delle famiglie, la crescita a rilento della produttività, l’invecchiamento e la stagnazione della popolazione, l’alta disoccupazione giovanile, i disavanzi del commercio della bilancia dei pagamenti, nonostante tutte le dicerie sulle esportazioni italiane (che, contrariamente alla credenza popolare, sono solo al quinto posto nell’Unione europea, sommando beni e servizi, o al quarto solo per le merci)”.

Ma nessuno sembra intenzionato non solo a porvi rimedio ma nemmeno a cercare di capire meglio: “Lo spettacolo piuttosto strano della legge sul federalismo fiscale e relativi dibattiti mettono in luce questa mancanza di urgenza e di determinazione. Dopo tanti anni di discussioni su questo problema, con il disegno di legge principale approvato da quasi due anni e con le scadenze per le leggi di attuazione presumibilmente imminenti com’è possibile che ci sia così poca chiarezza su ciò che davvero significa federalismo fiscale? [Come riuscire a] decifrare il vero significato di questo cambiamento apparentemente così importante.

Quando era diretto da Emmot, l’Economist fu querelato da Berlusconi, e fu anche assolto dal tribunale, insieme con Repubblica che aveva dato molto risalto alla cosa, per avere scritto «Povera Italia», e avere definito Berlusconi come «inadatto a guidare l’Italia». A distanza di dieci anni, Emmott corregge: “Non ci rendevamo conto che la parola cruciale non era solo «inadatto», ma anche «guidare». Né lui né nessun altro nella politica italiana mostra alcun interesse a guidare l’Italia”.

conclusione: l’Italia avrebbe “bisogno di politici interessati alla politica e al governo del Paese. Per il momento non lo sono. Eppure, come Hosni Mubarak, che non è lo zio di Ruby, sta imparando in Egitto, non si può contare per sempre sullo status quo”.