“Italia corrotta più del Ruanda”: solo nel 2008 ben 60 mld di tangenti

Pubblicato il 2 Dicembre 2011 11:05 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2011 11:08

ROMA – Il rapporto di Trasparency International mette l’Italia al 69esimo posto della sua classifica, tra i paesi più corrotti del mondo. In appena 15 anni il “Bel paese” è sceso di ben 37 posizioni in classifica e il tasso di corruzione percepito è pari a quello del Ghana, delle isole Samoa e della Macedonia. Più corrotto anche di paesi come il Ruanda, la Namibia, il Portorico o ancora Cuba. La classifica non rappresenta solo un’umiliazione, ma mette in evidenza anche un problema economico: la corruzione è di sicuro un deterrente per futuri investitori.  Uno studio della Corte dei conti del 2008 parla di 60 miliardi di euro versati in tangenti, che di certo non aiuta la reputazione di paese tra i più corrotti di cui godiamo.

La legge anticorruzione annunciata dal governo dell’ex premier Silvio Berlusconi doveva essere la risposta alle richieste dell’Alto commissariato per la lotta alla corruzione voluto per l’Italia dall’Onu.  Maurizio Gasparri parlò di “stretta decisiva e definitiva contro un malcostume che talvolta ha inquinato l’amministrazione della cosa pubblica, dello Stato, il Parlamento e la politica stessa”, mentre Ignazio La Russa vantava dimostrazioni “che la nostra forza politica, a differenza del passato, nella lotta alla corruzione vuole essere inflessibile”. Una legge presto finita nel dimenticatoio.

Nel paese di tangentopoli un risultato del genere non poteva essere così inatteso d’altronde. I recenti fatti di cronaca e gli arresti ai vertici della Regione Lombardia confermano la corruzione dilagante nel paese. Uno studio del centro Einaudi di Torino sostiene che nel solo 1991, anno di Mani pulite, per le bustarelle siano stati spesi tra i 4.500 ed i 6.500 miliardi. Furio Pasqualucci, procuratore generale della Corte dei conti,  in una relazione del 2008 disse: “Le stime effettuate dal servizio Anticorruzione e trasparenza del ministero della Funzione pubblica, nella misura prossima a 50/60 miliardi di euro all’anno costituenti una vera e propria tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini”. Soldi che forse avrebbero evitato il forte indebitamento e le misure economiche urgenti che Mario Monti dovrà attuare, attingendo con nuove tasse alle tasche di quei cittadini che da anni pagano per la corruzione dilagante.