Italia, scudo anti terrorismo: nel Mediterraneo aerei, 8 navi, altri 1000 uomini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Marzo 2015 11:23 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2015 11:23
Navi della Marina militare verso Algeri (Foto Ansa)

Navi della Marina militare verso Algeri (Foto Ansa)

ROMA – L’Italia rafforza lo scudo anti terrorismo nel Mar Mediterraneo: pronti aerei dell’Aeronautica, otto navi, altri mille uomini che si aggiungeranno ai 700 già presenti. Sono i dettagli dell’operazione Mare Sicuro 2015 decisa dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e dal governo per proteggere le nostre coste dalla minaccia del jihadismo.

Scrive Grazia Longo su La Stampa:

Incursori della Marina militare, compagnie di fucilieri del San Marco, navi (alcune delle quali dotate di attrezzature sanitarie ed elicotteri), aerei senza pilota Predator dell’Aeronautica per la sorveglianza dal cielo. Ecco le risorse che il nostro Paese intende mettere in campo, con l’operazione «Mare sicuro», trasformazione di «Mare Aperto 2015» già in corso di fronte alla polveriera delle coste libiche.

I numeri, argomento sempre delicato nelle stanze degli Stati maggiori, sono ancora in via di definizione. Esistono comunque già dei punti certi. Tanto per intenderci: ai 700 uomini già impegnati nel Mediterraneo se ne aggiungeranno altri 1000, altre 4 navi, poi, affiancheranno l’attività delle 4 attualmente utilizzate. E ancora: sul territorio nazionale sono pronti tra i 5 e 7 dispositivi aerei in grado di intercettare velivoli nemici.

Le nostre «sentinelle» di fronte alle coste del Nord Africa hanno l’obiettivo di favorire un intervento tempestivo in caso di necessità per la tutela di connazionali in pericolo e per la sicurezza di infrastrutture di interesse nazionale come aziende e piattaforme petrolifere italiane presenti nelle aree a rischio. Il piano strategico di «Mare sicuro» sarà delineato nel «Libro bianco» che verrà sottoposto ai primi di aprile al Consiglio superiore della Difesa (presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella) per poi essere presentato in Parlamento.

Nel frattempo prosegue l’azione della diplomazia e della politica italiana, in collaborazione con gli altri Paesi europei e l’Onu, per monitorare quello che succede in Libia. Quanto mai prezioso è infatti l’accordo tra le opposte fazioni di Tripoli e Tobruk. Ma l’attentato al museo Bardo di Tunisi ha complicato la situazione, di qui la necessità di organizzarsi al più presto da un punto di vista militare. E l’Italia non si tira indietro.