P3. Il governatore Cappellacci: “Mi sono rotto i c… di essere sollecitato da mane a sera”

Pubblicato il 21 luglio 2010 12:33 | Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2010 12:33

“Bisogna ricordare a Ugo (Cappellacci) e a Marcello (Dell’Utri) che siamo un gruppo!. . . che siano tempestivi che sia una collaborazione continua nell’interesse del gruppo”. Questa è solo un estratto delle migliaia di pagine di conversazioni raccolte dai Carabinieri del comando provinciale di Roma, e che riguardano Flavio Carboni, uomo d’affari sardo coinvolto nel caso delle speculazioni sull’eolico in Sardegna.

I nomi di Marcello Dell’Utri, che come riporta Repubblica viene spesso definito “il senatore”, o con tono  confidenziale “l’amico di Milano”, e di Ugo Cappellacci non sono i soli a comparire nelle conversazioni, ma un ruolo importante ricoprono anche Denis Verdini e Arcangelo Martino. Nel 1 ottobre scorso Carboni afferma di “trovarsi attualmente al “Buon Governo” – presumibilmente la sede del Pdl secondo Repubblica – e che sta correndo da Denis”.

Secondo gli inquirenti le tante telefonate e i continui spostamenti tra Milano, Roma e Firenze servono perché “Carboni e il suo gruppo sono stati affiancati dai parlamentari Verdini e Dell’Utri, per effettuare pressioni su uomini politici e funzionari della Regione Sardegna al fine dell’adozione di provvedimenti favorevoli”, e davanti alle riserve di Ugo Cappellacci sul progetto “Verdini e Dell’Utri, su input del Carboni, fissano un primo incontro a Roma con il Cappellacci”, incontro avvenuto il 13 dicembre 2009, in cui una bozza della delibera regionale è stata consegnata da uno stretto collaboratore del Cappellacci al sodale del Carboni, Marcello Garau, con l’impegno di quest’ultimo di riconsegnarla con le correzioni apportate”.

Come osserva Repubblica le amicizie non bastano a ottenere tutte queste attenzioni dal mondo politico italiano, e così i carabinieri si convincono che le operazioni in Sardegna sono connesse a diverse, e sospette, operazioni finanziarie che Carboni conduce, in cui ingenti somme di denaro (almeno un milione di euro)  vengono veicolate, secondo la procura, su conti fiorentini riconducibili a Verdini.

Le pressioni sulla politica si fanno sempre più pesanti, tanto che il 5 dicembre scorso Verdini fissa un incontro con Carboni e Cappellacci nella sua abitazione, spiegando all’uomo di affari sardo che “l’ho fatto per te”, e che “per essere sicuri di ottenere il risultato, occorre che lui (Carboni) porti all’appuntamento una sorta di promemoria” così da stabilire lì ogni questione, e Carboni per avere una maggiore tranquillità “chiede se è possibile che loro (Carboni, Verdini e Dell’Utri) si vedano la sera precedente per stabilire una sorta di programma”.

Ma quando ogni cosa sembra prendere la giusta direzione, ecco che Verdini viene indagato per l’inchiesta del G8, e comunica a Carboni di dover fare un passo indietro, mentre il 12 marzo Cappellacci fa approvare tre delibere che sembrano bloccare ogni iniziativa privata nel campo dell’energia eolica. Questo brusco arresto ai programmi precedentemente stabiliti è dovuto, secondo gli inquirenti, all’improvvisa assenza delle pressioni di Verdini sul presidente sardo, che in una telefonata spiega con orgoglio “Eh, vabbeh! Se lo prendono nel culo guarda….. e poi questa è la soluzione migliore per la Sardegna… io, di essere sollecitato mattina e sera e anche di notte… mi sono rotto i coglioni”.