Italicum, 38 Pd no a fiducia. Cuperlo, Civati, Bersani. Minoranza si spacca

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Aprile 2015 17:45 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2015 18:25
Italicum, 38 Pd no a fiducia. Cuperlo, Civati, Bersani. Chi resta e chi va via

Italicum, 38 Pd no a fiducia. Cuperlo, Civati, Bersani. Chi resta e chi va via

ROMA – In 38 alla fine hanno detto di no. Trentasei premendo materialmente il bottone alla Camera, altri due Guglielmo Epifani e Roberto Speranza che non c’erano ma avevano già indicato il loro voto.  Hanno scelto di non votare la fiducia all’Italicum che il governo presieduto dal segretario del loro stesso partito aveva richiesto. Trentasei deputati del Pd alla fine hanno tenuto il punto. Sono meno di quanti ci si potesse aspettare alla vigilia. E il primo dato politico è che i dissidenti si sono a loro volta divisi tra chi ha deciso che era “comunque no” e chi, pur essendo contrario all’Italicum e alla fiducia, alla fine ha deciso di “turarsi il naso” e votarlo. Salvando, incidentalmente, anche il posto in Parlamento.

L’elenco dei 38 che non hanno votato la fiducia: Roberta Agostini, Albini, Bersani, Bindi, Bossa, Bruno Bossio, Capodicasa, Cimbro, Civati, Cuperlo, D’Attorre, Fabbri, Gianni Farina, Fassina, Folino, Fontanelli, Fossati, Carlo Galli, Giorgis, Gnecchi, Gregori, Laforgia, Letta, Leva, Maestri, Malisani, Marco Meloni, Miotto, Mugnato, Murer, Giorgio Piccolo, Pollastrini, Stumpo, Vaccaro, Zappulla, Zoggia, Epifani, Speranza.

Tra quelli che hanno votato no c’è chi prima di Renzi era segretario e prima di Renzi ha accarezzato a lungo l’idea di essere premier: Pier Luigi Bersani. Lo ha detto ieri e lo ha fatto oggi: per lui la fiducia sull’Italicum era impossibile da votare e non l’ha votata. Altro è lasciare il Pd, quella che Bersani chiama spesso e volentieri la ditta. Per l’ex segretario non è un tema sul tavolo: resta, fa opposizione interna, ma resta.

Ha votato no anche Gianni Cuperlo. Dopo una piccola indecisione ha risolto con una dichiarazione alle agenzie: “Non è una giornata semplice né serena. Amareggia e addolora non votare la fiducia perché mi sento parte di una comunità ma è un segnale legittimo e necessario per uno strappo incomprensibile”. Idem per Enrico Letta, che il suo no lo aveva annunciato ieri. Ma nessuno dei due è dato in uscita dal Pd.

Decisamente diversa la questione Pippo Civati. Ovviamente ha votato no. E quando uscirà dal Pd, forse per eccesso di annunci, rischierà di non vedere la notizia sulle prime pagine dei giornali. Ammicca a Maurizio Landini, guarda a sinistra, aspetta di “essere cacciato” oppure di fare le valigie. Intanto, da dentro al Pd, vota contro la fiducia.

Non fanno troppa notizia neppure i no di Danilo Speranza (che per votare no si è dimesso da capogruppo) e di Stefano Fassina. Voti attesi. Come attesa è la carica dei renziani contro chi ha votato contro il governo. Matteo Orfini, per esempio, il primo ad aprire un prevedibile problema politico. Per lui è  “incomprensibile” la decisione di non votare la fiducia da parte di dirigenti del Pd, come Bersani e Letta, che hanno guidato il partito “in momenti molto più complicati, durante i quali è stata posta la fiducia senza discussioni”.