Italicum: anche Ncd firma legge con Pd e FI. Non ci sarà “norma salva Lega”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 gennaio 2014 20:31 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2014 22:56
Italicum: anche Ncd firma legge con Pd e FI. Non ci sarà "norma salva Lega"

Il testo dell’Italicum depositato in Commissione Affari Costituzionali

ROMA, 22 GEN – Italicum: il primo passo del lungo cammino parlamentare della nuova legge frutto dell’intesa Renzi-Berlusconi è stato fatto, alla fine di un pomeriggio tormentato. Poco prima delle 20 il relatore della legge elettorale, Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) ha depositato in Commissione Affari Costituzionali alla Camera il testo (scarica il Pdf), che non contiene nessuna norma “salva Lega”.

L’Italicum è stato sottoscritto dal Pd, da Forza Italia e – notizia dell’ultim’ora – anche dal Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Il sì di Ncd è arrivato proprio dopo la cancellazione della “Salva Lega“.

La norma cosiddetta non era nel Porcellum, come indicato da alcune fonti parlamentari, ma compariva nello schema di legge elettorale elaborato lo scorso anno dal Senato, il cosiddetto “pillolato”. In quel testo, la norma per la salvaguardia dei partiti di natura territoriale, come la Lega, prevedeva che alla Camera partecipassero al riparto dei seggi anche i partiti che non avessero superato lo sbarramento nazionale previsto, ma avessero ottenuto il 10% in almeno tre circoscrizioni. Al Senato, invece, avrebbero superato lo scoglio della soglia di sbarramento nazionale, i partiti con l’8% dei voti in almeno 5 regioni, oppure il 15% in una sola regione.

La reazione della Lega, per il momento, è di orgoglioso e autarchico disprezzo per la trattativa in corso sulla legge elettorale. Il segretario Matteo Salvini fa sapere che “La Lega non ha bisogno di ‘aiutini’ o leggi elettorali fatte su misura: il consenso lo chiediamo ai cittadini, alla luce del sole, non con accordi o accordini salva-Lega”.

Arriva invece un sostanziale anche se non ufficiale sì da Scelta Civica, che non ha firmato l’Italicum ma “concorda sulla base” e proporrà “emendamenti su punti qualificanti del testo, allo scopo di eliminare i profili di dubbia costituzionalità e di illogicità relativi soprattutto al premio di maggioranza e alla clausola di sbarramento”, fanno sapere in nota congiunta il capogruppo alla Camera Andrea Romano e il capogruppo in commissione Affari costituzionali Renato Balduzzi.

Quanto al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, ha deciso di consultare sul sistema elettorale preferito i propri iscritti e il risultato del referendum interno è stato “meglio il proporzionale”: hanno votato per il proporzionale in poco più di 20 mila iscritti (20.450) e per il maggioritario in poco più di 12 mila (12.397). I votanti in tutto sono stati 32.847.

Il testo dell’Italicum.

No candidature multiple. “Nessun candidato può essere incluso in liste con il medesimo contrassegno o con diversi contrassegni in più di un collegio plurinominale”. Lo prevede il testo base della legge elettorale, depositato in commissione Affari costituzionali alla Camera.

Niente Salva-Lega. Non c’è, nel testo base della legge elettorale, la norma cosiddetta ‘salva Lega’, ipotizzata in un primo momento per tutelare i partiti radicati in alcune Regioni dalla tagliola delle soglie di sbarramento nazionali. Compaiono invece norme per la tutela delle minoranze linguistiche e restano seggi per candidati eletti all’estero

Premio del 18% per chi arriva al 35%. Il testo base della riforma elettorale, depositato in commissione, prevede, in caso di vittoria al primo turno, un premio di maggioranza del 18% a chi ottiene “almeno il 35% di voti validi del totale nazionale”. Un premio che consente al vincitore di ottenere un totale che non può superare i 340 seggi alla Camera.

No apparentamenti al ballottaggio. In caso di ballottaggio, fra il primo turno di votazione e il ballottaggio, non sono consentiti ulteriori apparentamenti tra liste o coalizione di liste presentate al primo turno con le due liste o coalizioni di liste che hanno accesso al ballottaggio medesimo.

50% di donne nelle liste.  “A pena di inammissibilità nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 50 per cento con arrotondamento all’unita’ inferiore e nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere”.

Soglie di sbarramento: 5, 8 e 12%. Sono 3 le soglie di sbarramento previste nel testo base sulla riforma elettorale. Le coalizioni dovranno superare la soglia del 12 per cento ma è prevista anche una soglia interna del 5 per cento per ogni singolo partito; chi corre da solo deve invece raggiungere l’8%.

Listini con 3/6 candidati per collegio.  In ogni collegio plurinominale “è assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei” e ciascuna lista non può essere formata da un numero di candidati superiore ai seggi assegnati. Lo stabilisce la bozza di legge elettorale. E prevede che sulla scheda ci siano il simbolo di lista, insieme a nome e cognome dei candidati.

Al limite massimo di sei seggi assegnati in ciascun collegio saranno possibili eccezioni. Il testo base della legge elettorale prevede infatti che in ciascun collegio plurinominale “è assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei, fatti salvi gli eventuali aggiustamenti in base ad esigenze derivanti dal rispetto di criteri demografici e di continuità territoriale”.

Si dispone inoltre che “ogni lista all’atto della presentazione è composta da un elenco di candidati presentati in ordine numerico. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati pari almeno alla metà del numero di seggi assegnati al collegio plurinominale e non superiore al numero di seggi assegnati al collegio plurinominale”.

Chi vince al ballottaggio ottiene 327 seggi “Alla lista o coalizione di liste che abbia ottenuto il maggior numero di voti al turno di ballottaggio viene assegnata una quota di seggi pari a 327 seggi”. I restanti 290 seggi vengono ripartiti proporzionalmente “tra le altre coalizioni di liste e singole liste”. Lo prevede il testo base della legge elettorale, che dispone dunque che al ballottaggio si vinca un numero di seggi minore di quelli in palio per una vittoria al primo turno (fino a 340).

La ripartizione dei seggi. La ripartizione dei seggi tra le coalizioni di liste e le liste che hanno superato le soglie necessarie, avviene su base nazionale.    Ecco il testo depositato stasera in Commissione:  “Tra le coalizioni di liste di cui al numero 3) lettera a), e le liste di cui al numero 3), lettera b), procede al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse. A tale fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di ciascuna coalizione di liste o singola lista di cui al numero 3) per il numero dei seggi da attribuire, escluso il seggio corrispondente al collegio uninominale della Valle d’Aosta, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell’effettuare tale divisione non tiene conto dell’eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista”.

“I seggi che rimangono ancora da attribuire – si legge ancora nel testo – sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest’ultima si procede a sorteggio”.

1500 firme per presentare una lista. Per presentare le liste di candidati alle competizioni elettorali occorre raccogliere almeno 1.500 firme e non piu’ di 2 mila. Lo stabilisce il testo base della legge elettorale.