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Italicum. “Renzi è minoranza in Commissione”. Bindi annuncia il Vietnam che sarà

Italicum. "Renzi è minoranza in Commissione". Bindi annuncia il Vietnam che sarà

Italicum. “Renzi è minoranza in Commissione”. Bindi annuncia il Vietnam che sarà

ROMA – Italicum. “Renzi è minoranza in Commissione”. Bindi annuncia il Vietnam che sarà. Spedito come un treno di nuova generazione, Italicum rischia di vanificare i record di alta velocità e di vedersi cambiare gli stessi connotati con la fermata obbligatoria alla stazione Parlamento: qui Matteo Renzi dovrà dimostrare le doti di leader decisionista che tutti sono costretti ad ammettere: perché qui lo attende un Vietnam parlamentare prima che la Riforma venga trasformata in legge e non è affatto detto che l’ultimatum del sindaco (“o riforma o voto”) regga alla prova dei fatti.

Ora che Italicum, il modello di legge elettorale su cui Matteo Renzi ha chiuso l’intesa con Berlusconi, è arrivata in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, il prendere o lasciare del segretario Pd dovrà per forza di cose modificarsi in un atteggiamento più conciliante verso le varie minoranze (interne ed esterne) che spingono per alcune modifiche. Un assaggio di quel che sarà lo offre Rosi Bindi che, pur lodando i significativi passi avanti (specie sul doppio turno di coalizione, del resto già presente nelle conclusioni dei 40 saggi nominati da Napolitano) mette sull’avviso Renzi: in Commissione, dove ieri è approdato il testo per una prima lettura, Renzi è in minoranza.

Abbiamo la maggioranza, insieme agli altri partiti»: sono di più, cioè, valuta la Bindi, quelli che ritengono che ci siano punti su cui la riforma deve cambiare, «e se presenteremo degli emendamenti, il segretario li deve accettare. Se mezzo gruppo parlamentare dovesse firmare emendamenti per cambiare alcuni punti del testo, dovrebbe essere il segretario a prenderne atto e ad accettarli. Io non voglio spaccare il partito, ma nemmeno lui lo deve fare” (Francesca Schianchi, La Stampa).

Perché all’investitura plebiscitaria di Renzi alla guida del Pd non corrisponde ancora un consolidamento parlamentare: per esempio in Commissione, dei 21 democratici solo 9 hanno votato per lui, con i restanti 12 o bersaniani che avevano votato Cuperlo o lettiani. Rosi Bindi spiega che i punti delicati sono tre:

Il doppio turno deve essere vero: la soglia del 35 per cento è troppo bassa, meglio il 38. Poi c’è la questione decisiva delle liste bloccate. Io non ho mai mitizzato le preferenze però oggi è impensabile ripresentarsi agli elettori togliendo loro la possibilità di scrivere sulla scheda il nome ed il cognome del candidati che preferiscono. (Ansa)

 

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