Italo Bocchino preferito dalle donne a Berlusconi: la vera crisi per Buttafuoco

Pubblicato il 4 Dicembre 2012 - 10:34 OLTRE 6 MESI FA

Italo Bocchino è assunto a emblema della crisi di Berlusconi da Pierangelo Buttafuoco, una delle migliori firme della destra, che trasmigra su Repubblica dal Giornale per un malinconico dizionario di personaggi e miti del mondo che ruota attorno a Silvio Berlusconi.

Dopo un inizio di sapore biblico:

“Fece di un acquitrino una città: Milano 2. Fece di una tivù da scantinato un impero editoriale: Mediaset. Fece di una squadra nobile ma decaduta un’invincibile armata: il Milan. Fece di una maggioranza politicoculturale un ventennio di lotta e di governo, quel berlusconismo che, al netto di avanspettacolo e arci-Italia, si conclude con un incredibile fallimento. Di strategia, tattica e visione. L’unica eredità lasciata da Silvio Berlusconi, alla fine, è quella della destra distrutta”.

E una lapidaria frase di sapore evangelico:

“Fece di tante zucche altrettanti deputati”

segue una carrellata di caratteri dello scenario della destra berlusconiana, in ordine alfabetico. Eccone una piccola scelta:

ALFANO, ANGELINO. Leader del Pdl finché dura. Nei giorni scorsi, in tema di improbabili primarie del partito, Cesare Previti ha espresso un giudizio assai lusinghiero su di lui. Ha detto: “E’ proprio tenero, è uno che se gli mozzi un orecchio ti porge subito l’altro”. Ma adesso Angelino non ha più orecchie da offrire. L’ultima gliel’ha masticata al telefono la Santanchè (vedi Dani), quando la Digos si portava via Alessandro Sallusti.

“DANI.E’ Daniela Santanché. Parla al telefono con Alfano e gli mastica le orecchie di cui sopra (vedi Alfano). Ma sono immangiabili. E’ socia di Flavio Briatore, il manager del resort di Malindi. Insieme si adoperano per il secondo tempo del Cav. Ma sarà tutto un lungo intervallo, musicato da Mariano Apicella la cui iscrizione al clan dei neomelodici è stata però respinta da Nicola Cosentino: “E’ stonato come una campana, ‘stutatelo!”.

ESCORT.Un tipico e fiorente mercato di destra ormai rovinato.

FORMIGONI, ROBERTO. Per lui è stata creata la formula satireggiante “Associazione a delinquere di stampo cattolico” per cui la sua Cl medita di querelarlo. Malato di mattone, ha fatto a Milano quello che Stalin fece con la metropolitana di Mosca. Sulla facciata del nuovo palazzo della Regione — il cosiddetto Grattacielo Formigoni — avrebbe voluto scrivere: “Si prega di pregare”.

“GNAZIO.Fu, insieme a Maurizio Gasparri, colonnello di Gianfranco Fini. Ha già pronto il simbolo del nuovo partito. “Centrodestra per l’Italia”. Con tanto di nodo Savoia tricolore. Né Pecora (er) né Ciarra (Pico) hanno intenzione di aderire. Intravedono nell’emblema un altro tipo di nodo, quello scorsoio.

ITALO, BOCCHINO. Si capì che era finita per il Cav quando le donne cominciaronoa preferirgli Italo.

“I, I, I.Furono le tre “i”, di internet, inglese e impresa. E adesso Berlusconi chiama con le tre “i” i socialisti Renato Brunetta, Maurizio Sacconi e Fabrizio Cicchitto: “Incapaci, inutili e indigenti”. Pare che il Cav. lo dica ogni volta che li vede in tivù i suoi. Senza di me, aggiunge, non hanno manco i soldi per pagarsi i manifesti.

“LOCUZIONI. La lingua italiana si destruttura. E la destra che era entrata nei libri di storia con ‘Dio, Patria e Famiglia’ sarà un giorno raccontata con le locuzioni d’epoca: l’amor nostro, bandana, bunga-bunga, briffare, cflaccido, culona, cribbio, mi consenta, dinosauro dal cilindro, dottore, farfallina, love of my life, meno male che Silvio c’è, otto milioni di barzel-lette, papi, patonza, predellino, partito dell’amore, quid, olgettina, Sua Emittenza, venite con le signore, Romolo & Remolo, utilizzatore finale.

“QUIRINALE. Lo chiamano il Quirinale di Sicilia. E’ Renato Schifani, già penalista, oggi statista. “E’ lo statista che tutto il mondo ci invidia”, dicono i suoi collaboratori. “Solo che non se lo prende nessuno” commenta Berlusconi che ormai da un pezzo non gli risponde al telefono. E non lo cerca. Comunque sia andata, un beneficio lo ha già avuto: tornerà a Palermo senza più il riporto che da destra si è spostato al centro.

“RAI, RADIO TELEVISIONE ITALIANA. In principio fu Giovanni Masotti, messo al posto di Enzo Biagi. Poi Augusto Minzolini, Antonio Socci, Gianluigi Paragone, Mauro Mazza, Pino Insegno, Angelo Mellone, Gianni Scipione Rossi (è ancora direttore, ma lo toglieranno), Pier Luigi Diaco, Mauro Masi. Tutti destrutti.

“SONDAGGI. Il sondaggio fu la novità ermeneutica del centro destra. Fu, per Berlusconi, quel che per la strega di Biancaneve era lo specchio. Commissionati per avere solo buone notizie, i sondaggi servivano a piegare la realtà alla vincente idea che Berlusconi aveva di se stesso. Finite le buone notizie, i sondaggi hanno fatto la fine dello specchio: tutti in frantumi.La sondaggista Alessandra Ghisleri, infatti, ne è uscita destrutta. Nei suoi sondaggi, per dire, perfino Angelino Alfano (vedi) supera Berlusconi.

“TULLIANI, GRUPPO DI FAMIGLIA TRA INTERNO E ESTERNO. Gianfranco Fini è nello stato di famiglia dei Tulliani, con il cognato Giancarlo e tutto il carico di parenti della moglie Elisabetta (stilista). Abita con i suoi cari nel quartiere romano di Val Cannuta. Riserva della Repubblica qual è, il presidente della Camera, pur con l’aquila imperiale svettante sul balcone (non però quel Balcone) è l’unico che non è destrutto ma distruttore.

VESPA, BRUNO. E’ l’unico indestruttibile. Pur di non farsi distruggere, infatti, è riuscito a far piangere Bersani. E fu così che la destra ha perso pure Vespa.

ZANICCHI, IVA.Cantante, conduttrice televisiva, diva dei tempi d’oro di Mediaset. E’ anche parlamentare europea del Pdl. Ha parole definitive: “Sono profondamente delusa, ho creduto in lui, ora sono nelle tenebre. Lo stimavo, quasi come una mamma o una sorella maggiore. Non lo posso perdonare. Ha sprecato un talento personale enorme, l’ha buttato al… Forse per presunzione o perché attorniato da persone sbagliate, da yes-men che gli hanno detto sempre di sì. C’è pure chi ha detto che è alto”. “.