Più Iva meno Irpef, soprattutto alle donne

Pubblicato il 18 Novembre 2011 10:53 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2011 10:53

ROMA – Più Iva, meno Irpef: sintetizzando è la strada scelta dal governo Monti per modificare la composizione del prelievo fiscale, con l’aumento della prima subito e la diminuzione della seconda in una seconda fase. Il principio ispiratore è quello di tassare meno lavoro e attività produttive e spostare il peso fiscale su proprietà e consumi. Sulla proprietà si interverra con l’Ici, sui consumi si agirà sull’imposta sul valore aggiunto. L’Iva, dopo l’ultimo aumento deciso da Tremonti, è attualmente al 21%: salirà di altri 2 punti, al 23%, con una aspettativa di gettito stimata in 8 miliardi.

A parità di gettito, però, sarà possibile una riduzione delle imposte e dei contributi che gravano sul lavoro. Una riduzione del cuneo fiscale si impone, la crescita non può essere sacrificata alle esigenze di rigore, le due questioni sono strettamente legate. L’ipotesi allo studio riguarda una riduzione delle aliquote Irpef o, in alternativa, un aumento delle detrazioni sui redditi più bassi. In pratica quelle del 23 e 27%, che incidono sugli scaglioni dei redditi fino a 28 mila euro. Il costo dell’operazione è stimato in circa 5 miliardi.

Crescita significa anche ridurre le sperequazioni di genere, aiutando le donne a inserirsi di più nel tessuto lavorativo. Monti è intenzionato a far suo il progetto di “tassazione preferenziale”,  cioè un fisco privilegiato per le donne. Funzionerebbe così: aumentando dell’1% le tasse sugli uomini si possono ridurre del 3% quelle delle donne. Un incentivo per i datori di lavoro ad assumere più donne, un aiuto al reddito familiare, un’ancora di salvezza per single e povere.