Jobs Act, Bersani: “Lo cambiamo alla Camera”. Cigl: “Crea soprusi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 ottobre 2014 17:51 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2014 17:51
Jobs Act, Bersani: "Lo cambiamo alla Camera". Cigl: "Crea soprusi"

Jobs Act, Bersani: “Lo cambiamo alla Camera”. Cigl: “Crea soprusi”

ROMA – Pier Luigi Bersani lo fa capire chiaramente: c’è spazio per cambiare il Jobs Act alla Camera. La Cgil fa capire che non si rassegna perché “il Jobs Act crea spazio ai soprusi”. Pippo Civati fa capire che oramai è più un ex Pd che un Pd: “La Piazza della Cigl, se il Jobs Act non cambia” è utile.

In mezzo c’è il Jobs Act, la legge che il governo Renzi ha portato a casa (in Senato) con un voto di fiducia al termine di una giornata durissima, trascorsa tra monetine, lancio di libri e espulsioni. E c’è Matteo Renzi che fa capire che quel Jobs act, ora più che mai non lo vuole cambiare.

Nel Pd, insomma, tira aria di resa dei conti. Ci sono le dimissioni del senatore Walter Tocci, rassegnate dopo aver votato fiducia turandosi il naso. Dimissioni che Renzi accoglie dicendo che spera di fargli cambiare idea mentre Bersani si dice profondamente dispiaciuto.

Proprio da Bersani oggi arrivano le parole probabilmente più fastidiose per Renzi. Spiega l’ex segretario che alla Camera ci vorrà tempo. Esattamente quello che Renzi non vuole e non può mettere sul tavolo. Tempo per Bersani significa cambiare in parte la legge. Mentre Renzi vuole portarla a casa così com’è uscita dal Senato.

La minoranza Pd trova un alleato naturale nella Cgil. Che affida la sua protesta all’ennesimo comunicato:

Con la fiducia sul Jobs act “il governo ha compiuto una palese forzatura che ha compresso il dibattito parlamentare, ha posto le basi per un’ulteriore precarizzazione dei giovani, ha tolto diritti invece di estenderli, ha aperto spazi all’arbitrio e al sopruso”. Così la Cgil, pronta ad una “lunga campagna per affermare le ragioni del lavoro”.

La Cgil sottolinea anche che il governo ha “negato il confronto con la rappresentanza del lavoro”. Per quanto riguarda la fiducia e l’ok al Senato, “con una maggioranza assai risicata (solo 5 voti in più del necessario) – sottolinea il sindacato di Corso d’Italia – è stato ieri approvato un disegno di legge delega lacunoso, ambiguo, indefinito e, in molte parti, sfuggente nei criteri”.      Guardando all’esame che partirà ora alla Camera ed alla manifestazione organizzata per il 25 ottobre a Roma ed insistendo sulla necessità di modificare la delega, la Cgil ribadisce che “il nostro obiettivo è estendere i diritti ed eliminare la precarietà nel mondo del lavoro. Chiediamo un piano straordinario di occupazione a partire dai giovani perché la vera emergenza del Paese è l’occupazione e la risposta non può essere la diminuzione dei diritti e la precarizzazione, ma la creazione di lavoro”.

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