Jobs Act, indenizzi per licenziamenti economici illegittimi da 4 a 24 mensilità

Pubblicato il 24 Dicembre 2014 15:47 | Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre 2014 20:04
Jobs Act: contratto a tutele crescenti, ok del governo al decreto attuativo

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti con il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia (Lapresse)

ROMA – Il consiglio dei ministri del governo Renzi, dopo oltre due ore di riunione, ha dato l’ok al decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti, uno dei pilastri della riforma del lavoro chiamata Jobs Act. Riforma che ora è proprio il governo a dover scrivere, dopo che il Parlamento ha approvato il disegno di legge delega, che è una sorta di contenitore vuoto in cui ci sono solo le etichette, che sono i principi di massima della riforma, ma che dovrà essere “riempito” dai decreti che il governo si approva e pubblica. Per niente soddisfatti i sindacati, o almeno la Cgil: secondo Susanna Camusso questa legge “cancella il lavoro a tempo indeterminato” ed è “ingiusta, sbagliata e punitiva” nei confronti dei lavoratori.

Nel contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti approvato dal governo, per esempio non ci sarebbe l’opting out, la possibilità cioè per il datore di lavoro di “superare” il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato con un super-indennizzo. Opzione su cui insisteva il Nuovo centrodestra di Alfano e Sacconi. Renzi ha spiegato così la scelta del suo esecutivo: “Abbiamo deciso di non intervenire sull’opting out, sarebbe stato un eccesso di delega”.

Gli indennizzi per i licenziamenti economici illegittimi andranno da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità. L’aumento sarà di due mensilità per ogni anno di servizio. Il contratto a tutele crescenti “varrà anche per sindacati e partiti”.

Inoltre ai licenziamenti collettivi “è esteso lo stesso regime” dei licenziamenti individuali, ha detto Renzi, aggiungendo che “Lo scarso rendimento non è previsto, mettiamoci in testa che sarebbe stata una polemica solo di applicazione giurisprudenziale. Il datore di lavoro può comunque intervenire per licenziamento economico”. Spiegano Davide Colombo e Claudio Tucci sul Sole 24 Ore:

Sul fronte disciplinari c’è un mini-restyling alla legge Fornero. La reintegra resterà per i soli casi di insussistenza materiale del fatto contestato. Non è più prevista la clausola dell’opting out, che avrebbe consentito al datore di lavoro di poter convertire la tutela reale in un indennizzo monetario. Oggi la tutela reale scatta in due casi: se il fatto non sussiste o se è punito con una sanzione conservativa nei ccnl. La differenza con la nuova normativa è questa: viene meno il riferimento ai ccnl e si delimita il fatto al solo fatto materiale. Non si eliminerà la discrezionalità dei giudici.

Approvato “salvo intese” anche il decreto attuativo sulla riforma dell’Aspi. Ma oggi il governo non doveva decidere solo sulla riforma del lavoro.

C’era da varare il Decreto legge Milleproroghe, che, secondo Renzi, è il “più light della storia degli ultimi anni”, con solo una ventina di proroghe. Fra queste è stato prorogato di due anni il termine per la privatizzazione dell’Ente pubblico Croce Rossa Italiana, su proposta del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Tale proroga, precisa una nota del ministero della Salute, “è funzionale all’esigenza di rinvenire ed attuare le soluzioni più adeguate anche in relazione al ricollocamento del personale che risultasse in esubero. Nonché ai tempi necessari all’approvazione della Delega Legislativa avente ad oggetto il riordino dell’Ente contenuta nel Ddl Lorenzin attualmente all’esame del Senato”.

Il generale Tullio Del Sette è il nuovo comandate generale dell’Arma dei Carabinieri. Lo ha annunciato su twitter il ministro della Difesa Roberta Pinotti, che ringrazia per l’operato svolto il comandante uscente, Leonardo Gallitelli. Tito Boeri è stato nominato presidente dell’Inps.

Fra le altre cose Renzi e i suoi ministri hanno dato l’ok al decreto su Taranto, che prevede il passaggio del gruppo Ilva all’amministrazione straordinaria. Per la città di Taranto sono previsti fondi per le bonifiche, risorse per il Porto e per il Museo. “Prevedo un intervento massimo dello Stato di 36 mesi per risanare l’Ilva e rilanciare l’Ilva”, ha dichiarato Renzi al termine del consiglio dei Ministri, “città troppo spesso umiliata dalla politica. L’intervento dello Stato avrà successo se sarà a tempo”.

Mentre il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, a consiglio dei ministri in corso, ha scritto su Twitter “proroga i contratti dei lavoratori precari delle Province. Con #superamentoprovince nessuno perde il posto e si danno migliori servizi ai cittadini”. Via libera anche al decreto attuativo della delega fiscale sulla certezza del diritto.

Tornando al Jobs Act, ieri sera (23 dicembre) a Ballarò il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha detto: “Faremo il decreto che la delega prevede”. Alla domanda se fosse ancora necessario trovare un accordo nel governo il ministro Poletti ha risposto: “Siamo d’accordo sostanzialmente su tutto quanto, ma non è questa la sede nella quale io possa rappresentare quello che decide il Cdm”. Quanto alle risorse per estendere l’Aspi, il sussidio di disoccupazione fino a due anni, “Ci sono: nella legge di stabilità di quest’anno ci sono 2,2 miliardi, poi 2 miliardi nel 2016 e altri 2 miliardi nel 2017”. E il salario minimo? “Domani non ci sarà” al Consiglio dei ministri, “ma – ha aggiunto – è nella delega” del Jobs Act “e lo faremo”.

Ira della Camusso

“Altro che rivoluzione copernicana, a leggere per norme viene da chiedersi cosa abbiano mai fatto i lavoratori a Matteo Renzi”, afferma Camusso, sostenendo che “con i provvedimenti odierni il governo Renzi ha cancellato il lavoro a tempo indeterminato, generalizzando la precarizzazione dei rapporti di lavoro in Italia. Non soddisfatto ha diviso ulteriormente i lavoratori, penalizzando ancora una volta i giovani e i nuovi assunti. Per la prima volta – prosegue il segretario generale della Cgil – il governo rinuncia alla politica economica appaltando alle imprese la ripresa consentendo la libertà di licenziare sempre e comunque. Invertendo l’onere della prova, che ora ricadrà sulle spalle dei lavoratori, si crea un abominio, addossando alla parte più debole e ricattabile del rapporto di lavoro la dimostrazione dell’ingiustizia del suo licenziamento”. Per questo la Cgil continuerà “ad opporsi in modo forte e deciso a queste norme ingiuste, sbagliate e punitive, nei confronti dei lavoratori e – continua Camusso – userà tutti gli strumenti a sua disposizione per ripristinare i diritti dei lavoratori”.