Josefa Idem deve dimettersi; sarà il tema della settimana politica

Pubblicato il 24 Giugno 2013 4:28 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2013 23:16
Josefa Idem deve dimettersi; sarà il tema della settimana politica

Josefa Idem: non vuole dimettersi, Enrico Letta la costringerà?

Il caso di Josefa Idem è destinato a dominare la settimana politica. Crescono le prese di posizione ostili alla ministra delle Pari Opportunità da destra, da sinistra e anche dall’interno del suo partito.

Il clima della destra è misurato dai quotidiani il Giornale, di Berlusconi e Libero.

Il Giornale ha messo al centro della prima pagina della edizione di domenica la foto di Josefa Idem, sotto il titolo:

“Idem contro tutti. La ministra furbetta non si dimette”.

Libero dedica gran parte della prima pagina alla vicenda:

“Campionessa di spocchia. Una ministra in fuga”

e sintetizza così:

“Secondo lei non dovremmo romperle le scatole perché ha vinto molte medaglie. Secondo noi Letta dovrebbe cacciarla”.

Colpisce l’atteggiamento della Gazzetta dello Sport, giornale da cui non può prescindere chi voglia tenere conto della opinione del mondo sportivo.

Il commento della Gazzetta dello Sport, domenica mattina, è tagliente, fin dal titolo, “La medaglia mancata”. Nota la Gazzetta:

“Fra le spiegazioni fornite, estraiamo un «non voglio darla vinta alla montatura mediatica» che merita una riflessione. La stampa e l’opinione pubblica non servono solo a battere le mani dopo preziose medaglie. Al netto delle forzature politiche, e ce ne sono state, hanno funzione di coscienza civile. Sono utili anche a scoprire «alcune irregolarità» (parole della responsabile di Pari Opportunità, Politiche Giovanili e Sport) di cui in loro mancanza non avremmo avuto notizia.

“Quanto pesano nel giudizio umano e politico? Non poco, considerando che gran parte dell’ambito di lavoro della ministra riguarda valori fondati sull’etica individuale e collettiva”.

Ci sono stati gli insulti, quello di Mario Borghezio ha suscitato indignazione, sono, dice la Gazzetta, insulti “inqualificabili”.

“Ma sul resto non c’è nulla di cui indignarsi, tanto più su chi ha messo giustamente in piazza quelle magagne e che avrebbe meritato qualche risposta in più nella conferenza stampa. A volte le dimissioni valgono quanto una medaglia: questa Josefa non l’ha vinta” .

Anche la cronaca della controversa conferenza stampa di Josefa Idem sabato non è amichevole.

“Sembra più isolata”

nota la Gazzetta dello Sport. Chiude la cronaca Valerio Piccioni:

“C’è pure chi sussurra che la stessa solidarietà del premier Letta non sia più così categorica”.

Il significato lo si trova nella cronaca di Tommaso Ciriaco su Repubblica:

“Josefa Idem traballa pericolosamente. La conferenza stampa non ha convinto fino in fondo gli “amici” di governo. I toni scelti potevano essere selezionati con maggior cura e hanno invece scatenato gli “avversari”. Senza contare le mozioni di sfiducia di Lega e seguaci di Beppe Grillo, piombo nelle ali del ministro delle Pari opportunità”.

“Ufficialmente, Enrico Letta tace. Ha già difeso l’ex canoista giovedì scorso. Fin dall’inizio il premier ha reclamato massima «chiarezza». Consigliando al ministro, soprattutto, di fornire le risposte che l’opinione pubblica esige. D’altra parte, dovendo navigare in acque già tempestose, l’inquilino di Palazzo Chigi non può permettersi passi falsi, né prestare il fianco agli attacchi delle opposizioni. Per questo la fiducia del premier non è più «in bianco».

“Ai piani alti dell’esecutivo, non ha convinto del tutto la gestione dell’incontro con la stampa. Sottrarsi alle domande dopo pochi minuti non ha aiutato. Né ha giovato la scelta di elencare tutte le medaglie vinte in carriera. Un palmarès che poco ha a che fare con le imposte sulla casa e i contributi previdenziali.

“Per questo, il premier resta alla finestra. Non accetta «processi sensazionalistici», né giudizi sommari. Ma è convinto che il tempo serva a «valutare attentamente tutti gli aspetti della vicenda ».

“Il timore della maggioranza sponda dem è che le rivelazioni possano proseguire. Il Pd osserva imbarazzato e silente l’escalation”.

Repubblica, partita su posizioni difensive all’inizio dello scandalo, ha alzato il tono e ha pubblicato domenica tre articoli sul tema tutti ostili. Il secondo articolo è una intervista a Vidmer Mercatali, ex sindaco di Ravenna con Josefa Idem in giunta. Vidmer Mercatali  ha detto:

“Avrebbe dovuto chiarire tutto subito appena l’hanno accusata. Invece la vicenda è andata avanti un mese in cui si diceva di tutto senza che lei replicasse, forse pensando che sbollisse sui giornali. Ma se fai politica devi rispondere perché se ti hanno preso di mira mica mollano”.

Ma la Idem deve dimettersi?

“Per quel che riguarda Ici e Imu no: se uno sbaglia chiede scusa e paga la multa come per un divieto di sosta. Diversa è la questione della palestra. Se era privata e serviva a lei per allenarsi è un conto. Se, invece, la struttura era di uso pubblico, siamo di fronte a un abuso edilizio, quindi a un reato penale. In questo caso vedo difficile che possa restare al suo posto”.

Da quel che si sa il marito aveva concesso la palestra a una società…

“Questo può non significare niente. Se si tratta di una società senza scopo di lucro e la struttura era concessa per l’uso di singoli atleti ospitati senza percepire denaro, la cosa equivale a un uso privato. Ma se così non era, il tutto si complica”.

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“Anche la vicenda dei contributi non è stata gestita bene. Niente di illegale, s’intende, ma di inopportuno sì. Lei assunta da una società del marito che si mette in aspettativa per fare l’assessore e chiede il versamento dei contributi al Comune, non è una bell’immagine. Per carità, la legge lo consente, ma un conto è essere dipendenti di un’azienda, un conto esserlo del marito. Ripeto: tutto regolare ma…”.

Il colpo di grazia viene da Gad Lerner, che sempre su Repubblica scrive.

“Appare del tutto fuori luogo che la ministra abbia voluto richiamare ieri, nella sua autodifesa pronunciata in una sede istituzionale, il carnet di una carriera pur ammirevole: «Ho vinto più di 30 medaglie per l’Italia, ho partecipato a 8 Olimpiadi».

“Quasi che ciò dovesse garantirle, chissà perché, una speciale indulgenza muscolare ora che i suoi comportamenti di privata cittadina vengono messi in relazione all’incarico pubblico da lei assunto come responsabile delle Pari Opportunità.

“Spiace rilevare che Josefa Idem, forse inconsapevolmente, si sia adeguata a un vezzo già fin troppo diffuso nella classe dirigente italiana: distorcere per convenienza il concetto di reputazione.

“Fra i protagonisti della nostra politica c’è chi rivendica il diritto di venire assolto dalle proprie colpe in quanto detentore di un forte consenso elettorale, lo sappiamo bene. Ci manca solo che adesso un membro del governo strumentalizzi a fini attenuanti le sue performance agonistiche. Non la canoista è sottoposta a giudizio pubblico, bensì la ministra di un governo che rivendica fra le sue priorità la lotta contro la piaga dell’evasione edell’elusione fiscale.

lei rivolti da personaggi screditati come Mario Borghezio. “Aggrapparsi alla propria popolarità per definirsi come oggetto di una campagna denigratoria, rappresenta un doppio errore politico: sbaglia una prima volta perché il vittimismo dei governanti è un vizio che ha già fin troppo deteriorato il loro rapporto con una cittadinanza esasperata; e sbaglia una seconda volta perché ignora le speciali aspettative che l’opinione pubblica riversa su personalità esemplari della società civile, chiamate a testimoniare con il loro comportamento la possibilità di superare il vecchio andazzo.

“Reagire indispettita alle legittime domande dei giornalisti, fino ad abbandonare la tribuna di Palazzo Chigi quando le è stato chiesto se si dimetterebbe qualora fosse indagata, è molto peggio che un’ingenuità. Otto medaglie non si trasformeranno mai in uno scudo fiscale; né gli applausi dei tifosi basteranno mai a coprire lo stridore di escamotage compiuti a sua insaputa”.

Sul Fatto, ha parlato contro Josefa Idem un esponente del Pd, Dario Ginefra, pugliese, che ha esortato la ministra a dimettersi.

Lo stesso ha fatto l’ex ministro Claudio Scajola, capostipite dell’a sua insaputa, che ha detto al Messaggero:

“Faccia come me, si dimetta. Io lo feci di mia iniziativa, per mettere al sicuro il Governo e per rispetto della istituzione”.