Josefa Idem: Ici non pagata? “Non ho avuto tempo, ero sempre in canoa”. E l’abuso?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Giugno 2013 9:49 | Ultimo aggiornamento: 21 Giugno 2013 12:16
Josefa Idem: Ici non pagata e abuso edilizio. Lei dà la colpa al commercialista

Josefa Idem con Cécile Kyenge il giorno del giuramento dei ministri (LaPresse)

RAVENNA – Josefa Idem, l’attuale ministro dello Sport e delle Pari Opportunità, non ha pagato l’Ici per quattro anni ed ha indicato una palestra come prima casa? Una sintesi della vicenda la dà il Corriere della Sera:

“Sembra il gioco delle tre carte questa storia di case, con annessa palestra fantasma (nel senso che non risulta al catasto), compresse tra via Carraia Bezzi e Argine Destro Lamone, a Santerno, frazione di Ravenna. Tutto qui, in 300 metri. Ma per capire, o almeno provarci, bisogna tornare indietro di qualche anno. Idem e il marito (Guglielmo Guerrini, ndr) abitavano in una casa in via Carraia Bezzi, mentre in via Argine Destro Lamone risiedevano i genitori di Guerrini. Alla morte dei due anziani, la famiglia traslocò nella loro abitazione, in via Argine Destro Lamone, che quindi divenne a tutti gli effetti prima residenza. Ma – e da qui nasce il pasticcio – solo il marito prese la residenza nella nuova casa. Idem invece scelse la famigerata casa-palestra, che sorge a un tiro di schioppo da Argine Destro Lamone: in via Carraia Bezzi. Una doppia residenza che, così come prevede la legge, ha consentito alla coppia di non pagare l’Ici dal 2008 al 2011 (per un risparmio, ma qui le cifre ballano, di 3, forse 4 mila euro)”.

La Idem dà la sua versione dei fatti, intervistata da Concita De Gregorio su Repubblica, spiegando tutto l’inghippo come una svista e non come una furbata. Dando però la colpa al suo commercialista: “Nella mia vita ho passato sempre tre settimane al mese in canoa. Ho sempre delegato ai tecnici. Ancora l’altro giorno, a mia precisa domanda, il commercialista ha risposto che era tutto a posto. Se avessi immaginato di avere in carico qualche irregolarità amministrativa non avrei accettato di fare il ministro”.

Quello che l’ex campionessa olimpionica di canoa non può accettare è che “si metta in dubbio la mia onestà. Capisco che posso aver fatto un errore nell’affidarmi a persone che non hanno fatto il mio interesse, ma se ci sono state irregolarità, farò come qualunque cittadino: pagherò con gli interessi”.

“L’accusa di aver violato una legge alimenta il triste ritornello ‘vedi? sono tutti uguali‘. Anche perché è più forte la tentazione di sporcare un lenzuolo pulito”, ha dichiarato Idem, precisando che il premier Letta non le ha chiesto di rinunciare al mandato ma che anzi le ha “rinnovato la sua fiducia”.

Alle dimissioni “ho pensato molto, però. A fare il ministro non ho fatto una scelta né di comodo né di convenienza. Ho
accettato di mettermi al servizio della comunità e ci ho rimesso sul piano della vita privata e affettiva e sul piano
economico”, ha aggiunto Idem, che dimostra una discreta confidenza col politichese. “Faccio un lavoro bellissimo e penso che ne valga la pena. Se il gioco al massacro prevede che sia questo il mio turno di essere fatta a pezzi io dico: la poltrona non mi interessa, mi interessa il progetto per cui sono stata chiamata”.

Entrando nel merito della questione, “fino al 2007 (lei e suo marito, ndr) abitavamo in una casa di mia proprietà su due piani: al piano terreno un open space attrezzato a palestra, al primo piano l’abitazione”, racconta il ministro. “Quando sono cresciuti i figli abbiamo avuto bisogno di una casa più grande e ce la siamo costruita. Appena pronta ci siamo trasferiti, ma io ho continuato ad usare la vecchia casa sia come palestra che, in alcune occasioni, come ‘casa mia’”.

Ma i guai per la Idem non finiscono qui perché, secondo il Giornale, ci sarebbe anche un abuso edilizio:

“Ma il peggio è che la palestra ri­sulta abusiva. L’immobile che la ospita è accatastato come abita­zione. I locali risultano come ta­verna, studio, soggiorno, sala at­trezzi. Alcune opere edili sono prive di autorizzazione. Soprattutto, però, manca la richiesta di conformità edilizia e agibilità. Il Comune rileva un «cambio d’uso senza opere, quindi un re­stauro e risa­namento conservati­vo realizzato in assenza di Segna­lazione certificata inizio attivi­tà». I proprietari, bontà loro, do­po il sopralluogo avvenuto l’11 giugno scorso si sono detti dispo­nibili a sanare gli abusi”.