New York Times. La foto del ministro Kyenge in prima pagina

Pubblicato il 22 Giugno 2013 6:00 | Ultimo aggiornamento: 21 Giugno 2013 20:56

New York Times. La foto del ministro Kyenge in prima paginaROMA – New York Times. La foto del ministro Kyenge in prima pagina. Un grande primo piano di Cecile Kyenge campeggia sulla prima pagina del New York Times (l’edizione europea) del 21 giugno. Giacca verde su maglietta bianca, sfondo rosso, il primo ministro nero della storia repubblicana è atteso da una prova importante: “il Paese è cambiato, il mio ruolo è parlare di questo”. Per il quotidiano liberal, Mrs Kyenge ha già raggiunto un obiettivo al suo solo mostrarsi: ha posto la questione che va discussa a livello nazionale, un’Italia sempre più multietnica si scontra con un razzismo strisciante che non si può più ignorare.

Gli insulti gratuiti e ignominiosi via social network (Dolores Valandro, Lega su Fb: “Perché nessuno stupra Cecile Kyenge?”) non sono passati inosservati, ma il pedigree xenofobo dei mittenti, da qualche leghista ai neofascisti, li derubrica a fisiologici. Chi studia il fenomeno suggerisce di guardare a quelle forme di razzismo sottile e insidioso che rischia di esplodere a misura dei rapidi mutamenti demografici. In dieci anni l’Italia ha raddoppiato la quota di immigrati che ora ha raggiunto il 7,5%. Questo è avvenuto mentre si dispiegavano gli effetti di una lunga crisi economica.

“Kyenge, la prima nera, la prima immigrata, è diventata ministro in un brutto momento. Sarà un test per la maturità del sistema politico, della maturità civica degli italiani” dice al NYT Ferruccio Pastore dell’European Forum for Immigration Research di Torino. Kyenge, nata nel sud Katanga, 38 fra fratelli e sorelle, “figlia di diverse madri”, figlia di un capo villaggio non ha bisogno di rispondere agli attacchi, anche i più volgari. Arrivò in Italia per studiare Medicina, è diventata medico oculista mantenendosi agli studi facendo la colf, ha fatto politica per una decina di anni prima di essere eletta in Parlamento.

“”Non mi sono mai vergognata della mia situazione economica, dela mia posizione, del colore della mia pelle, dei miei capelli ricci”.