“La legge sull’aborto non si tocca”. Intesa tra la Polverini e la Bonino

Pubblicato il 24 Marzo 2010 11:27 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2010 11:27

Le telecamere di Sky inquadrano in primo piano Renata Polverini mentre sta dicendo la sua, ma chi sta dentro lo studio non può non notare una sequenza stupefacente di questi tempi: la silente Emma Bonino annuisce mentre la sua sfidante sta provando a strapparle qualche voto. Sono le 15,20, negli studi di via Salaria è in corso il primo match televisivo su una rete nazionale tra le due candidate alla presidenza della Regione Lazio e appena la parola passa alla Bonino, si ripete la scena di prima: la Polverini guarda la sua avversaria e ogni tanto fa sì con la testa.

Sul tema del giorno, se cioè l’aborto sia un delitto o un male necessario, le due si sono ritrovate vicine, al punto che la vera notizia sta nelle parole della Polverini. Che ha detto testualmente: «La Chiesa è una fonte talmente autorevole che, commentando, si rischia di strumentalizzare parole così chiare. Quanto alla 194 è una legge dello Stato e la Regione non ha nessun titolo per intervenire, né sarebbe mio auspicio e volontà». Dunque, la legge non si tocca.

E la Bonino? Nelle ore precedenti la leader radicale aveva deliberatamente evitato di alimentare la miccia, intuendo che repliche fiammeggianti l’avrebbero inchiodata all’immagine di abortista e anche a Sky, si è «tenuta», salvo l’incipit: «L’aborto e la legge 194 non sono di competenza regionale e questo dovrebbe saperlo il signor Bagnasco», così definito anziché cardinale. Anche se poco dopo anche la Polverini l’ha «degradato», chiamandolo «monsignore».

Dunque, per la Bonino, l’intervento di Bagnasco è stato «fuori posto», anche perché tra l’80% di italiani che ha voluto la legge 194 «ci sono molti cattolici». Anche se la Bonino si è superata in vaporosità, dimostrando di volerle davvero vincere le elezioni nel Lazio, quando le è stato chiesto se fosse favorevole ai matrimoni gay, sui quali era chiamata ad esprimersi la Corte Costituzionale: «Quel che dirà la Corte rappresenterà un vincolo per tutti, punto e basta. Dopodiché ognuno potrà continuare la propria battaglia culturale». Il voto dei cattolici? «Non sono un pacco di voti che si sposta a tonnellate».